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San Paolo Solbrito non vuole rinunciare al suo parroco. I cittadini votano per opporsi alla decisione del vescovo

Votata in un’assemblea pubblica l’iniziativa di un sit-in davanti al vescovado per domenica 17 luglio

Sindaco contro Curia a San Paolo Solbrito. Ieri sera, venerdì, il primo cittadino Luca Panetta, insieme ai suoi consiglieri, ha convocato una riunione con la cittadinanza per discutere eventuali iniziative per scongiurare la perdita del parroco decisa dal vescovo Marco Pastraro nel recente provvedimento con il quale ha stabilito l’avvicendamento dei sacerdoti in varie parrocchie astigiane.

Nel turbinio di nuovi incarichi e di pensionamenti, a San Paolo Solbrito è toccato il trasferimento di Don Luigino Trinchero, che non verrà sostituito, e l’accorpamento alle parrocchie di Villanova d’Asti e Dusino San Michele. Il dissenso di Luca Panetta e di molti suoi concittadini non si è fatto attendere ed è corso prima via chat nei gruppi Whatsapp e poi in un incontro vis-à-vis tra sindaco e vescovo che non ha portato cambiamenti alle decisioni prese da quest’ultimo. L’unica concessione di Pastraro è stata la possibile assegnazione di un diacono per supportare Don Carlo Rampone di Villanova, trovatosi improvvisamente a gestire tre parrocchie.

Va detto che Don Luigino Trinchero ha accettato, anche se dispiaciuto, il trasferimento, ma il sindaco non ne fa una questione personale, bensì di ruoli, non accettando di perdere il parroco fisso a San Paolo Solbrito. Nell’assemblea pubblica di venerdì, pur non toccando le atmosfere di un romanzo di Guareschi, mancando il Don Camillo della situazione, i toni sono stati piuttosto accesi.

«Questa decisione della Curia è arrivata come un fulmine a ciel sereno – ha detto il sindaco – l’abbiamo appresa dai giornali. Di punto in bianco il vescovo ci ha tolto il parroco. Non sarò diplomatico. Non possiamo accettare il provvedimento del vescovo. Con la parrocchia la nostra amministrazione ha stretto molte convenzioni, dalla gestione dell’asilo alla mensa scolastica a “metro zero” che ci ha permesso di non utilizzare quella di tipo aziendale con i pasti portati da fuori, e poi il circolo per gli anziani e l’estate ragazzi. Se non ci sarà più un parroco tutte queste attività non avranno la possibilità di essere portate avanti. Non ho nulla contro Don Rampone, ma con gli impegni di Villanova e Dusino non avrà certo il tempo di seguire tutto quello che abbiamo creato a San Paolo».

L’amministrazione, con le voci critiche del vicesindaco Silvio Demarie e i consiglieri Claudio Nuti, Riccardo Azoaglio e Renata Turio, teme che lo scardinamento della parrocchia metta in pericolo i servizi che negli anni sono stati creati a favore della cittadinanza, tra i primi l’asilo, la mensa scolastica e l’estate ragazzi alla quale partecipa un bel gruppo di circa 40 animatori tra i 16 e i 21 anni. La mancanza di queste attività porterebbe San Paolo Solbrito a trasformarsi nel classico paese dormitorio della provincia.

Le sole voci fuori dal coro fattesi avanti durante l’assemblea sono state quelle del consigliere Gabriele Ronco e di Flavia Bonaldo del consiglio pastorale. Il primo ha richiamato tutti a prendere atto che la carenza di sacerdoti deve responsabilizzare i fedeli a praticare la religiosità in maniera più adulta, senza aspettarsi per forza una guida spirituale costante; la seconda ha invitato sindaco e presenti ad abbassare i toni e ad accettare con serenità le decisioni del vescovo. Invito che non è stato raccolto dal sindaco Panetta che ha chiesto alla cittadinanza di appoggiare l’iniziativa di un sit-in davanti al vescovado, domenica 17 luglio, per chiedere un ripensamento sull’eliminazione del parroco a San Paolo.

«Il nostro problema non è avere il sacerdote per la messa domenicale – ha detto il sindaco – ma quello di continuare un percorso che stiamo portando avanti avanti insieme con la parrocchia e che sta facendo crescere la nostra comunità con nuovi residenti e con molti giovani che restano a vivere qui. Entro settembre dovremo organizzare la mensa, l’asilo, la scuola. Tutte attività che abbiamo gestito insieme a Don Luigino. Con un preavviso di un mese e mezzo l’amministrazione avrà difficoltà a ripartire. Per questo chiedo ai cittadini di appoggiare la nostra lotta e di partecipare al sit-in. Sarà una manifestazione pacifica, ma vogliamo farci sentire. Se non sarà sufficiente, ci rivolgeremo al Vaticano».

E’ scontato dire che la maggioranza dei presenti ha votato a favore della proposta del sindaco e sostiene l’iniziativa della protesta.

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