Servizi Sociali: una prima lineache sfama sempre più poveri
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Servizi Sociali: una prima linea
che sfama sempre più poveri

In un anno 2500 pasti e 2200 mila borse alimentari in più. Sono soprattutto pensionati, separati e disoccupati con le loro famiglie. Raddoppiano inoltre le persone che non riescono a pagare le spese in Atc, oltre 700 famiglie chiedono l'assegnazione di una casa popolare. E il sindaco promette: «Non comprimeremo ulteriormente le risorse destinate ai più deboli»

4 milioni di poveri: è notizia di questi giorni la previsione fatta dal Misery Index Confcommercio alla luce della crisi lunga e persistente che sta piegando il Paese. Non che ad Asti non ci fossimo accorti che le condizioni delle famiglie stanno toccando al ribasso livelli storicamente negativi, ma c’è un “osservatorio” particolare che ci consente di misurare, con i numeri, con quale rapidità stiano aumentando le richieste di chi proprio non ce la fa più. Parliamo dei Servizi Sociali del Comune di Asti, uno dei punti nevralgici delle emergenze cittadine, la “prima linea” dell’amministrazione chiamata a dare risposte ai momenti di difficoltà dei suoi cittadini. E allora parliamo di numeri e scopriamo, ad esempio, che al recente bando di borse di lavoro (occasioni di formazione e di lavoro in aziende) a fronte di 30 posti disponibili sono arrivate domande per dieci volte tanto: 300 richieste, tutte formalmente con i requisiti per accedervi.

Ma è sulle necessità primarie che si misura la profondità della crisi. Prima necessità dell’uomo è nutrirsi, così si scopre che i pasti caldi serviti nella mensa comunale sono passati dai 27.374 del 2011 ai 29.901 serviti nel 2012: oltre 2500 pasti in più in un anno, circa il 10% di incremento da un anno all’altro. Ancora più consistente l’aumento delle borse alimentari che, sempre alla mensa comunale, vengono consegnate alle famiglie che non vanno a mangiare lì ma non riescono a fare la spesa per sfamare tutti i componenti del nucleo. In un anno i pasti crudi distribuiti con le borse alimentari sono passati da 191.729 a 257.109 con un aumento di oltre 65 mila unità. Aumentano anche i senza tetto e uno dei numeri che ce lo conferma è quello dei pasti serviti agli ospiti del centro di accoglienza maschile: 14 mila nel 2011, 19 mila nel 2012.

La lettura dei dati di chi deve accedere alla mensa comunale per sfamarsi è quella che provoca più impatto, perchè, dopo tanti anni in cui gli accessi erano pressochè stabili ed erano anche ricorrenti nell’analisi dei frequentatori, negli ultimi 12 mesi si sono presentate persone che, prima d’ora, non erano mai scese sotto la soglia della povertà. E spesso anche della dignità, visto che per molti di loro si tratta di una condizione vissuta in modo emotivamente drammatico. Dentro questo girone di nuovi poveri ci sono soprattutto pensionati, separati e disoccupati con le loro famiglie.
Dopo il cibo, l’altra emergenza riguarda la casa. Il Comune di Asti ha assegnato nei due anni sostanzialmente lo stesso numero di alloggi popolari, una cinquantina per ogni esercizio ma sono cambiati i numeri dei contributi a sostegno degli affitti.

Nel 2011, in riferimento al 2009, erano stati erogati 718 contributi; numero che si è pressochè dimezzato nel 2012, nonostante siano state in aumento le richieste. In compenso sono raddoppiate le ammissioni al fondo sociale per gli assegnatari delle case popolari, passate dai 430 del 2011 agli 847 del 2012; tradotto significa che, nonostante i canoni già molto bassi delle case popolari, sono raddoppiati coloro che non riescono a pagare le cosiddette spese condominiali. Si tratta di anziani che percepiscono pensioni minime e persone che, avendo perso il lavoro, non possono far fronte neppure a spese ridotte. Con una graduatoria di oltre 700 famiglie che chiedono di poter vedersi assegnata una casa popolare perchè non riescono più a pagare un affitto ad un padrone di casa.

Accanto a queste macro aree vi sono poi dei servizi sociali più mirati che, nel loro insieme, vengono incontro alle madri (assegni di maternità), agli anziani e meno abbienti (bonus gas, energia elettrica, acqua potabile), centri di accoglienza maschile e femminile, contributi per il superamento delle barriere architettoniche, esenzioni Tarsu, sostegno economico a famiglie disagiate o quelle più numerose, assistenza domiciliare di anziani e disabili e molto altro ancora. Un comparto, questo, che tasta immediatamente il polso al termometro economico di una città che perde posti di lavoro ogni giorno.

E dal sindaco una importante promessa: «Con 8 milioni e mezzo di tagli dallo Stato è difficile fare un bilancio con segni più -commenta Brignolo- stiamo lavorando ad un aumento delle entrate in termini di tasse e ad ulteriori tagli, ma tenderemo a preservare due settori importanti. Uno è sicuramente quello dei Servizi Sociali: già oggi non riusciamo a dare risposte adeguate alle richieste dei cittadini e quindi non possiamo pensare di comprimere ulteriormente le risorse destinate a questo “pezzo di macchina comunale”. L’altro settore è quello del turismo e degli eventi, l’unico in grado di dare, nel breve tempo, un ritorno in termini di volumi economici diretti».

Daniela Peira

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