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Asl e Prefettura

Sicurezza: Asti pioniera per le telecamere “intelligenti” installate al Pronto Soccorso

Firmato il protocollo per attivare le 21 telecamere che, in caso di aggressione, si accendono sui monitor delle centrali operative delle forze dell’ordine.

Annunciate da mesi, la burocrazia della privacy ha finalmente consentito l’operatività delle 21 telecamere intelligenti già installate in tutti i locali del Pronto Soccorso dell’ospedale di Asti.

Ne sono state sistemate in sala d’attesa, in triage, nelle salette di intervento, nei corridoi e negli spazi di degenza e osservazione. Come ha detto il primario, dottor Giancarlo Ghiselli: «E’ un po’ come avere un maresciallo ad ogni angolo del Pronto Soccorso che controlla che tutti si comportino bene».

Si tratta dell’applicazione del sistema di videosorveglianza già adottato da negozianti, farmacisti e tabaccai attraverso il quale le telecamere sono collegate direttamente alle centrali operative delle forze dell’ordine. Basta premere un tasto per aprire una “finestra” in tempo reale su quanto sta succedendo di pericoloso per consentire alle pattuglie in servizio di arrivare tempestivamente e soprattutto con piani di intervento adeguati a numero di aggressori e livello di rischio.

La firma del protocollo fra Prefettura e Asl è avvenuta oggi pomeriggio alla presenza di tutti i primari del Cardinal Massaia e delle autorità cittadine.

Il Prefetto di Asti, Claudio Ventrice ha ribadito che oggi non essite la “sicurezza zero” e che per arrivare ad una percezione di tranquillità dei cittadini, è importante che questi ultimi partecipino e si facciano parte attiva per segnalare situazioni di potenziale pericolo.

«Le forze dell’ordine con la Prefettura vigilano, con grandi sforzi, affinchè si possa continuare a vivere in una città, quella di Asti, che è sostanzialmente tranquilla ma i cittadini, pur nella legittima richiesta di una sicurezza sempre più alta, devono tener conto che le pattuglie sono chiamate a fare molti più servizi di un tempo e ad essere presenti a molti più eventi rispetto al passato. E non ci sono abbastanza operatori. Le carenze di organico – dice il Prefetto – devono essere sopperite dalla tecnologia più avanzata, come nel caso di questo sistema di videosorveglianza, e con la collaborazione dei cittadini».

Il Questore di Asti, Marina Di Donato ha ricordato che il sistema di telecamere arriva dopo una serie di rafforzamenti dei servizi di controllo del Pronto Soccorso, con maggiori passaggi delle pattuglie di tutte le forze dell’ordine e la possibilità, per gli operatori sanitari, di comporre direttamente il numero delle centrali operative in caso di necessità senza passare dal centralino unico 112. Sottolineando che, fortunatamente, quello delle aggressioni verbali e fisiche a medici e infermieri è un trend in graduale diminuzione.

Il colonnello Paolo Lando, comandante provinciale dei carabinieri, ha posto l’accento su un aspetto molto importante: «Il nuovo sistema di telecamere è così capillare che funziona da deterrente, riuscendo a prevenire le male intenzioni di qualche esagitato».

Quella al Pronto Soccorso di Asti è un’iniziativa pionieristica per le strutture ospedaliere piemontesi e il direttore generale Asl, Giovanni Gorgoni, ha riferito che molte altre Asl guardano a questo “esperimento astigiano” per poterlo seguire.

«Qui ci sono servitori dello Stato in divisa che vigilano sulla sicurezza di servitori dello Stato in camice – ha detto – Ricordo che il Pronto Soccorso è il luogo più democratico che si possa pensare, perchè è quello che somministra salute e cure a tutti, indistintamente e nel momento in cui le persone appaiono più fragili. Dunque è fondamentale lasciar lavorare gli oepratori in serenità».

Alla firma del protocollo nel salone di rappresentanza della Prefettura era presente anche l’assessore alla Sanità del Piemonte, Federico Riboldi: «In un mondo ideale non dovremmo essere qui a firmare un protocollo per proteggere la sicurezza di chi può salvare la vita a noi o a una persona a noi cara. Ma non viviamo in un mondo ideale. In Piemonte – ha ricordato – esistono 74 strutture ospedaliere e una trentina di Pronto Soccorso o luoghi di primo intervento e tutti subiscono atti di aggressione. Questo protocollo pionieristico sarà allargato a tutti, alle guardie mediche e a coloro che lavorano nelle urgenze».

 

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