L'ambulanza interviene sul luogo dell'incidente
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Il caso

Soccorso 118: ancora una volta il Nord Astigiano viene dimenticato dalla Regione

Si estende il servizio H24 a Canelli e Santo Stefano Belbo, ma in 60 comuni a scavalco con l’Alessandrino ci si deve accontentare di un solo mezzo di soccorso avanzato H12

Quando vengono attivati nuovi servizi sul territorio a tutto beneficio della cittadinanza non si può che esserne contenti. In quest’ottica si deve inserire la decisione della Regione Piemonte di estendere da 12 a 24 ore i presìdi di soccorso qualificato (ambulanza con infermiere a bordo) presso le postazioni 118 di Canelli e Santo Stefano Belbo. L’importanza di questo servizio salva vita indispensabile per la cittadinanza lo hanno dimostrato gli stessi assessori, artefici di questa iniziativa, Luigi Icardi e Marco Gabusi, che dei due comuni in questione sono stati anche primi cittadini e hanno battagliato non poco.

Dal prossimo anno, quindi, il territorio del sud Astigiano avrà ben due mezzi di soccorso 118 qualificato: uno a Nizza Monferrato attivo 24 ore con medico e infermiere a bordo e uno a Canelli con il solo infermiere. Oltre all’ambulanza  equipaggiata come la città spumantiera, ma di base a Santo Stefano Belbo. Un servizio di protezione per il territorio veramente impeccabile.

Di fronte a questa bella notizia c’è però chi si sente dimenticato, chi ha la sensazione di essere considerato come un “figliastro” da un sistema sanitario di emergenza urgenza 118 che sembra continuare a non prendere in considerazione le sue istanze. Stiamo parlando di circa 66 mila abitanti di oltre 60 comuni del nord Astigiano a cavallo con l’Alessandrino che, invece, dispongono della presenza di una sola MSA (Mezzo di Soccorso Avanzato con medico e infermiere a bordo) che si trova a Moncalvo che, però – e qui sta l’enorme problema – è attiva solo 12 ore al giorno (diurno).

E la notte? Bisogna aspettare l’intervento di medici e infermieri che devono arrivare da Asti o Casale Monferrato con grande perdita di tempo che, su un codice rosso, vuol dire la differenza tra la vita e la morte. 

Un vero peccato, quindi, che la Giunta regionale non abbia sentito la necessità di mettere ordine a questa vicenda attribuendo un’adeguata copertura di soccorso 118 a questo territorio del quale nessuno sembra interessarsi, che non può contare su sindaci-assessori o su altri politici di rilievo. Se via sperimentale doveva essere, perché nel nord Astigiano non è stato possibile attuarlo? Il nostro giornale aveva già sollevato la questione, con una approfondita inchiesta, nello scorso mese di aprile e ciò che allora avevamo pronosticato si è puntualmente verificato: il nord Astigiano dovrà ancora attendere e pazientare nella speranza che, nel frattempo, non ci scappi il morto.

Alla luce di quanto oggi deciso, le parole dell’assessore Gabusi che, giustamente, si compiace per il risultato ottenuto per la sua città, lasciano agli “altri” l’amaro in bocca perché ci si aspettava almeno un impegno o un pensiero per la situazione dell’MSA del nord Astigiano. «Sono pronto a prendermi a cuore la vicenda», aveva promesso Gabusi da noi intervistato il 4 maggio scorso, «La questione della medicalizzata di Moncalvo merita attenzione così come anche la quella di Canelli. Mi piacerebbe portare entrambe da H12 a H24» aveva poi subito aggiunto. Un obiettivo centrato solo a metà con l’altro che, a questo punto, pare essere sparito dai radar.

A dire la sua era stato, allora, anche l’assessore Icardi che così si era espresso: «Tengo a ribadire, che c’è l’obbligo di spendere nel modo giusto i soldi dei contribuenti e investire laddove c’è bisogno». Evidentemente, ad oggi, certe scelte sono la prova che il nord Astigiano non pare avere bisogno di questo tipo di investimenti. 

 C’è da aggiungere, però, che, mentre a Canelli, organizzazioni e associazioni, partiti e politici locali hanno fatto sentire la loro voce per invocare l’estensione del servizio 118, nel nord Astigiano tutto tace. Vediamo se, almeno ora, i primi cittadini di quei 60 comuni avranno intenzione di far sentire la loro voce per ottenere quanto hanno avuto i loro ex colleghi.

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