Sottile: «Tutte queste famiglie sono fuori mercato»
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Sottile: «Tutte queste famiglie sono fuori mercato»

«Quelle che rappresenta il Coordinamento Asti Est sono famiglie fuori mercato, persone che non hanno la certezza del reddito fisso da potersi permettere di pagare un affitto, figuriamoci un mutuo,

«Quelle che rappresenta il Coordinamento Asti Est sono famiglie fuori mercato, persone che non hanno la certezza del reddito fisso da potersi permettere di pagare un affitto, figuriamoci un mutuo, pur a canone agevolato, da 300 euro al mese per 20/25 anni. La proposta del Movimento 5 Stelle è carica di suggestioni mercantilistiche fuori tempo». Carlo Sottile, che rivendica il diritto alla casa per le 100 famiglie astigiane minacciate da esecuzione di sfratto e per altre 700 in attesa di un alloggio Atc, replica così alla proposta del M5S di assegnare una casa con mutui agevolati a persone che non sarebbero in grado di sostenere l’acquisto dell’abitazione con le attuali regole del mercato immobiliare. Una proposta che vede la Cassa di Risparmio di Asti fare da ponte per l’accesso al credito attraverso un patto tra Comune, impresari edili, Cassa Depositi e prestiti e Fondo sociale europeo così da finanziare l’acquisto di almeno 1.000 alloggi vuoti e, contemporaneamente, dare ossigeno al settore immobiliare colpito dalla crisi. Sottile non ci sta a descrivere gli imprenditori immobiliari come semplici vittime del sistema che, secondo lui, loro stessi hanno contribuito a creare.

«Dopo aver fatto del mercato immobiliare il pozzo di San Patrizio delle loro fortune – commenta Sottile – mostrano adesso un grande interesse per la proposta del M5S, anzi, ne rivendicano la primogenitura». Anche al di là di quanto pensa Sottile è evidente che la proposta dei Cinque Stelle difficilmente può essere recepita da quelle famiglie dove non esiste, per varie ragioni, un reddito certo da coprire mensilmente il mutuo prima casa. Lo stesso capogruppo in Consiglio comunale del Movimento 5 Stelle, Gabriele Zangirolami, pochi giorni dopo la presentazione della proposta è tornato sull’iniziativa specificando che «è indirizzata non tanto a famiglie a reddito zero, per le quali bisogna trovare altre soluzioni, ma a soggetti con difficoltà a pagare l’affitto e che non potrebbero permettersi di pagare un mutuo per acquistare la casa. Infatti la nostra proposta prevede mutui con rate di 200/300 euro mensili, a interessi contenuti. Quindi si andrebbe ad aiutare per esempio molte famiglie a mono reddito e si darebbe un forte contributo alla ripresa economica del mercato immobiliare. Ribadisco – conclude Zangirolami – che per le famiglie in gravi difficoltà economiche la soluzione dev’essere ben altra». Ma quale?

«Quando parliamo di 100 famiglie minacciate da esecuzione di sfratto e di altre 700 aspiranti assegnatarie non possiamo neanche più parlare di emergenza abitativa ma di una vera e propria pandemia la quale dev’essere affrontata con strumenti eccezionali – spiega Sottile – Tu non curi una pestilenza con l’aspirina quindi la nostra proposta, nel rispetto di quanto riportato sulla Carta Costituzionale, è l’autogestione dei beni pubblici per scopi sociali e culturali, esattamente come sta avvenendo qui, nell’ex mutua di via Orfanotrofio». Sottile puntualizza però che la proposta di espropriare il patrimonio immobiliare inutilizzato non riguarda in nessun modo le seconde case dei cittadini, magari quelle comprate con il risparmio di una vita, «ma le abitazioni in mano alle grandi società immobiliari e alle banche». Nello stesso tempo il Coordinamento contesta l’idea del Movimento 5 Stelle di vendere «o svendere – commenta Sottile – il patrimonio immobiliare del Comune ai costruttori che ne farebbero case di lusso per i ricchi. In questo momento ad Asti c’è un immobilismo nella politica della casa e gli amministratori non sanno esattamente cosa fare. Eppure abbiamo esempi in altre città dove le amministrazioni hanno agito ottenendo dei risultati».

Intanto Sottile annuncia che nella palazzina di via Allende, occupata da 6 famiglie, è stato consegnato un atto dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Torino che intima agli occupanti di lasciare la casa entro 15 giorni a seguito del ricorso vinto dalla proprietà. «Spero che il Comune si dia da fare per scongiurare questo sfratto perché quelle famiglie non abbandoneranno la casa nel silenzio più assoluto». Quello di via Allende è un fatto curioso perché, se da un lato c’è un tentativo di mediazione degli amministratori con il Demanio, dall’altro si rischia di avere un nuovo sfratto cui fare fronte. Una possibilità che l’avvocato Roberto Caranzano, legale delle famiglie, spera di scongiurare già nei prossimi giorni con un confronto tra le parti. C’è poi la palazzina di corso Volta, occupata da altre famiglie e sui cui il Comune ha intenzione di attivare un primo progetto di Social Housing ma solo dopo la risttrutturazione dei locali.

Riccardo Santagati
@rickysantagati

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