Studenti a teatro davanti all'Olocausto:«Non immaginavamo tanta ferocia»
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Studenti a teatro davanti all'Olocausto:
«Non immaginavamo tanta ferocia»

«Conoscevamo le vicende legate alla deportazione e avevamo già visto filmati sulla prigionia e i lavori forzati cui erano costretti i deportati nei lager nazisti, ma non immaginavamo tanta

«Conoscevamo le vicende legate alla deportazione e avevamo già visto filmati sulla prigionia e i lavori forzati cui erano costretti i deportati nei lager nazisti, ma non immaginavamo tanta ferocia», commenta Andrea, anche a nome delle compagne. «Sapevamo delle botte, del freddo, della totale mancanza di cibo, ma non immaginavamo una crudeltà tanto spietata. Vedere quelle immagini proiettate e sentire le parole di chi lo ha vissuto per bocca degli attori è stata tutt'altra cosa: molto coinvolgente ed emozionante», intervengono Iris, Kate e Lea. «Anche se il periodo storico della seconda guerra mondiale non lo abbiamo ancora studiato, in classe abbiamo già parlato più volte della Shoah, in occasione della Giornata della Memoria, sia quest'anno, sia negli anni passati -? aggiungono Alberto e Stefano -? lo spettacolo di oggi, però, ci ha mostrato aspetti della vita nei campi di concentramento e di cosa possono aver passato i deportati che ancora non conoscevamo».

A parlare sono alcuni degli studenti delle classi terze della scuola media Brofferio di Asti, spettatori di un'insolita narrazione. Un'alternanza di riprese dell'epoca, racconto e testimonianze dirette degli astigiani deportati, che è riuscita a catturare la loro attenzione e a trasmettere uno spaccato di che cos'è stato l'olocausto, senza tralasciare il significato della memoria. Lo spettacolo, scritto e interpretato da Dario Cirelli e Massimo Barbero del Teatro degli Acerbi, porta in scena, con l'escamotage del racconto di un nonno sopravvissuto, le testimonianze dirette dei deportati politici astigiani: i triangoli rossi con cui erano identificati all'interno dei campi di sterminio.

«Abbiamo scelto protagonisti vissuti sulle nostre colline, per trasmettere al pubblico un maggiore senso di vicinanza, come a dire: è successo qui, è successo a noi, non dobbiamo dimenticarcelo», spiegano gli autori. «I triangoli rossi astigiani erano contadini di Vinchio, Montegrosso, Cortiglione, Calosso, che poco o niente sapevano di politica e che solo in alcuni casi avevano realmente avuto contatti con i partigiani attivi sulle colline di Langa: si erano semplicemente trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato, e solo dopo molti anni hanno avuto la forza di rivivere la loro drammatica esperienza raccontando quei tragici mesi nell'inferno dei lager. E proprio da quelle testimonianze, raccolte e rese disponibili dall'ISRAT, siamo partiti per ricostruire il vissuto del nostro protagonista». Lo spettacolo, già presentato in una decina di repliche lo scorso anno, rientra nel cartellone Teatro Scuola ed è rivolto agli studenti di seconda e terza media e delle scuole superiori.

Marzia Barosso

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