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A Castagnole Monferrato

Studenti della Brofferio di Asti a Casa degli alfieri tra teatro, vigne e boschi

Dopo quasi tre anni la Bertolina è tornata ad accogliere gli alunni: i bambini della prima e seconda B hanno trascorso una giornata ricca di emozioni

“Chissà se esiste un paese in cui la gente ha tempo di chiedere “come va?” e anche il tempo di ascoltarne la risposta. Forse è un paese inventato, non esiste nella realtà. Ma se ci fosse sarebbe un gran bel paese perché sarebbe un luogo in cui le persone hanno voglia di parlare, ma soprattutto di ascoltare. Un paese intero…sarebbe davvero molto bello! Ma forse basterebbe cominciare da un luogo più piccolo: una casa. Una casa in cui imparare a raccontare ed ascoltare”. Così Antonio Catalano, il poeta della meraviglia, ha accolto gli studenti e insegnanti alla Bertolina, a casa degli alfieri, nella casa del teatro costruita sulla cima di una collina del Monferrato “tra vigne, boschi e infinito” dove abitano e lavorano gli alfieri, artisti con un cinquantennale patrimonio di arte comune.

La Bertolina è tornata a riaccogliere, dopo quasi tre anni, le scuole. I giovani alunni delle classi 1 e 2 B della scuola media Brofferio di Asti, accompagnati dai loro insegnanti, hanno trascorso una giornata, venerdì scorso, alla casa degli alfieri a Castagnole Monferrato fra storie narrate, condivisione di emozioni e impressioni, passeggiate all’aria aperta e contemplazione della natura. L’occasione si è concretizzata grazie al progetto “alfieri 50+” per la compagnia di San Paolo finanziato dal bando “Next Generation You” sulla sostenibilità, innovazione e sviluppo organizzativo degli enti finanziati, tra cui casa degli alfieri.

Nei giorni precedenti si è svolta alla Bertolina una residenza artistica per l’attrice bergamasca Federica Molteni ed il regista Alberto Savi, che sono andati a preparare con i loro collaboratori il nuovo spettacolo “Crape de legn. Vita da burattinai” di casa degli alfieri e Luna e Gnac, che debutterà a fine giugno in Trentino e poi sarà ospite della rassegna “Cuntè Munfrà”. E’ stato presentato ai partecipanti della giornata un primo studio del lavoro. Una grande unica storia d’amore con tanti risvolti: un bambino che da piccolino entra a contatto con un mondo fantastico fatto di burattini, teatrini, costumi, storie da raccontare, ma che per necessità lascia il suo sogno chiuso in una scatola per poi riprenderlo, insieme alla moglie e alla famiglia e realizzarlo come una vocazione di vita. Sullo sfondo la vita dura degli abitanti del Bergamasco ai primi del ‘900, la guerra, i cambiamenti della società. Una storia d’altri tempi, ma che bisbiglia alle orecchie di chi l’ascolta: “Segui il tuo fuoco, appassionati, vivi i tuoi sogni, buttati nella vita. Cadrai, ti farai male, soffrirai, ma ne varrà la pena”.

Gli artisti si sono poi soffermati a commentare il lavoro con studenti e insegnanti, nella frescura del giardino di casa degli alfieri. Nel pomeriggio un secondo appuntamento, quello con il magico mondo di Antonio Catalano: le storie narrate, la musica dell’organetto, il gioco dei “suoni della natura”. Risate e divertimento riscoperti nella semplicità.
Telefoni negli zaini, i ragazzi hanno ascoltato anche da Massimo Barbero e Lorenza Zambon la storia della casa, dei suoi alberi secolari, dell’usignolo che canta ogni sera, hanno camminato per un sentiero in mezzo ai vigneti, pranzato all’ombra di un noccioleto, ascoltato il fruscio del vento sulle spighe ancora verdi nei campi di grano.

Commenta Massimo Barbero: “In fondo siamo tutti un po’ burattini: veniamo dalla terra, ma i nostri sogni puntano in alto. Siamo teste dure, crape di legno, ma le nostre anime sono più forti: amiamo la bellezza e abbiamo tanto da esprimere e poter dare. E’stato prezioso condividere ed in particolare con bambini che negli ultimi due anni sono stati tenuti a distanza dalla pandemia l’artigianalità della creazione nello spettacolo dal vivo e della nascita di una nuova narrazione. E poi chissà. Forse qualcuno di loro sarà tornato a casa con il desiderio di raccontare la giornata o una delle storie ascoltate e chissà! Anche con la voglia di chiedere come ci ha suggerito Antonio “come va?” e di sedersi ad ascoltare. E quel paese di fantasia in cui la gente ha tempo di chiedere “come va?” e anche il tempo di ascoltarne la risposta, prende, poco a poco, forma nella realtà”.

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