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Successo di Paolo Conte al Regio di Torino per i 50 anni di “Azzurro”

Ironia della sorte, mentre il 15 aprile a Torino, Paolo Conte teneva un concerto in un teatro, il Regio, che oltre ad essere tra i più importanti d’Italia nel 1936 subì un devastante incendio, a Parigi (città che, con infinito amore, lo accoglie puntualmente), andava a fuoco la Cattedrale di Notre Dame

Tutto esaurito al Regio di Torino per Paolo Conte

Ironia della sorte, mentre il 15 aprile a Torino, Paolo Conte teneva un concerto in un teatro, il Regio, che oltre ad essere tra i più importanti d’Italia nel 1936 subì un devastante incendio, a Parigi (città che, con infinito amore, lo accoglie puntualmente), andava a fuoco la Cattedrale di Notre Dame.
E quella di lunedì sera, oltre ad essere stata una curiosa coincidenza, è stata una delle tante tappe legate al cinquantesimo compleanno di “Azzurro”, brano composto nel 1967 da un giovane Paolo Conte e interpretato, nel 1968, da Adriano Celentano.
Canzone dal successo mondiale e dall’indimenticabile ritornello che l’associazione culturale “Società Dante Alighieri” ha classificato, nel 2007, al primo posto (davanti a “Nel blu dipinto di blu”) come composizione italiana tra le più famose e più cantate al mondo.

Tour all’insegna della poesia

Un tour, dunque, che prosegue all’insegna del ricordo ma anche della poesia, dell’ironia, dell’originalità e del sorriso come è la strana anima dell’avvocato astigiano.
“Cantautore, paroliere e polistrumentista italiano” recita Wikipedia ma, soprattutto, tra i nostri più grandi artisti con una sensibilità rara e curiosa dalle radici jazz e con una vita segnata dal talento, dalla passione e da incontri fortunati.

Teatro stracolmo

E lunedì sera, al Teatro Regio, con il tutto esaurito da novembre, è stato un viaggio tra le canzoni del suo ultimo album (e non solo) “Live in Caracalla – 50 years of Azzurro”, un percorso tra canzoni senza tempo e senza età, come il suo autore, quelle canzoni parlate e mormorate sempre in bilico tra commozione e allegria, in un teatro gremito, partecipe, attento e pronto all’applauso.
Niente di nuovo sotto il sole, quindi, perché è così che sono tutti i concerti di Paolo Conte, in patria e forse ancora di più all’estero dove è amatissimo e seguitissimo e dove, tornando ad esempio a Parigi, al teatro Olympia fa ogni volta il tutto esaurito per intere settimane.

L’apertura con Ratafià

Il concerto di lunedì, aperto con “Ratafià” è proseguito con “Sotto le stelle del jazz”, passando per “Via con me”, “Alle prese con una verde milonga”, “Diavolo Rosso” e molte altre fino, ovviamente, ad “Azzurro” per concludersi con “Messico e nuvole” ed è stato un susseguirsi di parole e musiche, voce roca e nuovi arrangiamenti, è stato un volare magico di anime e pensieri, è stato bello come sempre, perché le sue canzoni sono favole da ascoltare e poesie da ricordare, elaborate in modo artigianale cominciando dalla musica cui, man mano, si aggiungono frasi.
E così è stato per l’inedito “Lavavetri”, inserito nell’album e che Paolo Conte ha cantato anche al Regio, storia di un ragazzo fermo ad un semaforo, sotto i platani di corso Massimo d’Azeglio a Torino a lavare i vetri delle macchine di passaggio, con un sorriso per ringraziare chi gli regala una moneta, un sorriso per salutare, un sorriso utile per vivere mentre tra le auto, il vento e il buio, lui sogna solo asini e pecore.
Uno spettacolo bello, insomma, come una serata al cinema con tante immagini diverse che non erano film ma brani raffinati, geniali e, come colori su una tela, disponibili a personali interpretazioni, una sorta di efficace cura omeopatica alla banalità.
“Un’altra splendida serata – ha confermato Rita Allevato, suo agente da quarant’anni – come tutte quelle dei suoi tour”.

Monica Jarre

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