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SUID e SIDS: ecco come ridurre i rischi

L'associazione astigiana Forminlife ha partecipato al congresso internazionale di Torino che ha affrontato il tema delle morti improvvise dei lattanti

Morte improvvisa del lattante: bisogna conoscerla

In Piemonte, in 11 anni, ci sono stati circa 90 casi di SUID (Sudden and Unexpected Infant Death – Sindrome della morte improvvisa del lattante) e un terzo di questi sono stati classificati come SIDS (Sudden Infant Death Syndrom). Quest’ultima viene comunemente definita “la morte improvvisa ed inaspettata di un bambino di età inferiore a 12 mesi che si verifica durante il sonno e che resta priva di spiegazione dopo un’attenta analisi del caso che comprende l’effettuazione di un’autopsia completa, la revisione delle circostanze del decesso e la valutazione della storia clinica della vittima”. Sul tema è stato organizzato a Torino un interessante Congresso internazionale dal titolo “SIDS SUID Stillbirth – Conoscere per prevenire” promosso dall’associazione SUID e SIDS Italia Onlus e dall’ospedale Regina Margherita di Torino.

Casi rari, ma occorre fare informazione

L’argomento è attuale e non semplice perché le morti improvvise e inaspettate dei lattanti sono casi rari, ma quando capitano sconvolgono l’esistenza dei genitori che lasciano il bimbo in apparenti buone condizioni di salute, nella sua culla e lo ritrovano, poche ore dopo, senza vita. La SIDS fa paura tra i neo genitori, ma è proprio grazie all’impegno di associazioni che si occupano del tema, tra cui Semi per la SIDS Onlus e l’astigiana FormInLife, negli incontri periodici con la popolazione, che la consapevolezza del potenziale rischio può essere un primo aiuto per predisporre una serie di precauzioni utili a ridurlo. «E’ però necessario fare un po’ di chiarezza su questo delicato tema – spiega il dott. Marco Pappalardo, presidente di FormInLife, infermiere del 118 specializzato in emergenza, urgenza e terapia intensiva – Episodi di SIDS non possono essere certificati prima che siano terminate tutte le analisi di rito utili ad escludere ogni altra causa di morte. Quindi, escluso tutto il resto, si può ipotizzare che la morte improvvisa di un lattante, fino al primo anno di vita, possa essere un caso di SIDS. Diversamente si parla in prima battuta di SUID».

Cause ancora sconosciute

«Sfortunatamente – aggiunge Pappalardo – non si ha la certezza dei motivi per cui accade perché esistono più fattori che possono essere collegati alla SIDS: sappiamo che i bimbi nati prematuri sono più a rischio, che colpisce più i maschi che le femmine e maggiormente tra il secondo e il quarto mese di vita». Durante le serate informative organizzate da FormInLife si parla anche di SIDS e si danno utili indicazioni per tentare di ridurre al minimo ogni possibile rischio. Il primo suggerimento è che il lattante deve dormire a pancia in su sempre e comunque, anche quando ha un’affezione delle alte vie aeree o malesseri di altro genere. L’allattamento al seno esclusivo riduce il rischio di SIDS e per un sonno sicuro si consiglia di non usare cuscini “antisoffocamento”, paracolpi imbottiti o di tenere peluches nel lettino.

«Il fumo in gravidanza – continua il dott. Pappalardo – è un fattore di rischio per la SIDS così come lo è il fumo in famiglia, compreso quello indiretto che impregna gli abiti dove appoggiamo la testa del bambino quando lo teniamo in braccio. Poi, nella stanza dove dorme il lattante, si consiglia di evitare una temperatura superiore a 20°, meglio se si mantiene tra 18° e 20°. Piuttosto che utilizzare coperte sul piccolino suggeriamo di usare il sacco nanna avendo l’accortezza di lasciare fuori le braccia del bambino, in questo modo non potrà infilare la testa sotto le lenzuola e soffocare». Dalle statistiche emergono altri indicatori interessanti che possono essere utili per avere un quadro più completo sul fenomeno delle morti improvvise in culla.

Più casi nelle famiglie a basso reddito

«Dagli studi scientifici sembra che la SIDS si presenti più diffusamente in famiglie delle fasce a basso reddito e con una bassa scolarizzazione» aggiunge il dott. Alessandro Fogliati, infermiere del pronto soccorso DEA di Asti, specialista in emergenza e membro di FormInLife.

Ma c’è anche un dato positivo: «Nei Paesi dove si investono soldi in campagne serie di sensibilizzazione – continua Marco Pappalardo – il fenomeno si è ridotto. Quando si parla di SUID e SIDS c’è anche una grossa differenza tra chi è un professionista e ha le competenze inconfutabili per informare la popolazione e chi, invece, gioca a farlo senza conoscenze, improvvisandosi. Purtroppo questo vale su molti aspetti del primo soccorso perché quando si intende formare la popolazione su certe tematiche occorre essere precisi, parlare usando le parole corrette e mostrando le operazioni da compiere, per esempio nel caso delle manovre di disostruzione delle vie aeree superiori, senza pressapochismo o faciloneria. Chi segue un corso deve tornare a casa sapendo esattamente come intervenire e non si può formare qualcuno se non si conoscono perfettamente le tecniche di intervento». La SIDS è responsabile del 25% dei decessi tra 1 e 12 mesi e secondo le statistiche rappresenta la principale causa di morte nel primo anno di vita di un bambino. Si sa che il decesso sopraggiunge nel sonno in circa l’86% dei casi. Congressi internazionali come quello che si è tenuto a Torino, cui hanno partecipato esperti anche dall’Inghilterra, Giappone, Belgio, Francia, sono utili per confrontarsi sul tema e mantenere alta l’attenzione perché la SIDS non deve spaventare, ma una popolazione formata può fare la differenza.

Riccardo Santagati

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