Tanaro, buono lo stato chimicomeno quello ecologico
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Tanaro, buono lo stato chimico
meno quello ecologico

Dei tre corpi idrici (tratti di fiume con caratteristiche omogenee), in cui è suddiviso il Tanaro in provincia di Asti, due non sono in linea con gli obiettivi di qualità ambientale stabiliti

Dei tre corpi idrici (tratti di fiume con caratteristiche omogenee), in cui è suddiviso il Tanaro in provincia di Asti, due non sono in linea con gli obiettivi di qualità ambientale stabiliti dall'Unione Europea e recepiti dall'Italia. Gli indicatori dicono, infatti, che lo stato chimico è buono, mentre quello ecologico è appena sufficiente. Un solo corpo idrico si allinea agli obiettivi europei, perché sia il suo stato chimico sia quello ecologico raggiungono la classificazione di buono.

E' quanto emerso dalla valutazione condotta dall'Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente) del Piemonte, durante il primo ciclo di monitoraggio, per il triennio 2009-2011. La Direttiva Quadro sulle Acque dell'Unione Europea fissa nel 2021 il raggiungimento dello stato buono. Tuttavia, per ciascun corpo idrico, è stata identificata una serie di cause, in gran parte dovute all'attività umana, che mettono a rischio il conseguimento dell'obiettivo per la data prevista. Nello specifico, i "corpi idrici" in questione corrispondono al tratto che inizia all'incirca in corrispondenza della Lanca del Tanaro Morto a Castagnole Lanze e finisce con la confluenza nel Borbore (non in linea con gli obiettivi di qualità ambientale); quello compreso tra la confluenza del Borbore e l'immissione del Roncinaggio a Rocchetta Tanaro (risultante in linea); e il tratto che inizia all'immissione del Roncinaggio a Rocchetta Tanaro e finisce alla confluenza del Belbo in provincia di Alessandria (non in linea).

Sempre in riferimento allo stato di salute del nostro fiume, Flavio Duretto, dirigente responsabile dell'Arpa di Asti, dichiara: «Il monitoraggio sul Tanaro è attivo almeno dal 2000, ma non è possibile, ad oggi, effettuare un confronto o stabilire un trend rispetto a quanto è stato rilevato prima del triennio 2009-2011, perchè sono cambiati sostanzialmente i criteri del monitoraggio. In particolare, però – annota – attraverso l'analisi condotta è stato possibile individuare, come fattori di rischio, gli usi agricoli del territorio limitrofo, gli insediamenti urbani e l'artificializzazione dell'alveo.
Il passo basilare per ridurre i suddetti fattori, anche se potrebbe non essere sufficiente, è il rispetto diffuso e continuativo delle leggi su scarichi, derivazioni, rifiuti e di gestione del territorio.»

m.z.

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