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Tartufo? Un mix di acqua, calore… e fulmini: una storia che sa di antico

Con l'avvicinarsi della fine dell'estate ecco che il Monferrato e le Langhe si preparano ad offrire al pubblico di tutto il mondo uno dei prodotti gastronomici più preziosi e ricercati: Il Tartufo Bianco

Tartufo, una storia antica come il mondo

Con l’avvicinarsi della fine dell’estate ecco che il Monferrato e le Langhe si preparano ad offrire al pubblico di tutto il mondo uno dei prodotti gastronomici più preziosi e ricercati: Il Tartufo Bianco.
Il Consorzio Sistema Monferrato e La Nuova Provincia questa settimana propongono ai propri affezionati lettori alcune curiosità per prepararsi ad una grande stagione di eventi, fiere e degustazioni..

Alle origini

Il tartufo è un frutto della terra conosciuto sin dai tempi più antichi. Le prime testimonianze scritte risalgono al 1600-1700 a.C, ai tempi dei Sumeri che lo utilizzavano mischiandolo ad altri vegetali quali orzo, ceci, lenticchie e senape. Gli antichi Ateniesi lo apprezzavano a tal punto che conferirono la cittadinanza ai figli di Cherippo, per aver inventato una nuova ricetta. I greci lo chiamavano Hydnon, i latini lo denominavano Tuber, dal verbo tumere (gonfiare), gli arabi Ramech Alchamech Tufus oppure Tomer e Kemas, gli spagnoli Turma de tierra o cadilla de tierra, i francesi truffe (derivante dal significato di frode collegato alla rappresentazione teatrale di Molière “Tartufe” del 1664), gli inglesi Truffle, infine i tedeschi Hirstbrunst, oppure Truffel.

Plutarco e la sua teoria

Plutarco azzardò l’affermazione alquanto originale che il “tubero” nascesse dall’azione combinata dell’acqua, del calore e dei fulmini. Simili teorie, condivise o contestate anche da Plinio, Marziale, Giovenale e Galeno, avevano come unico risultato quello di generare lunghe diatribe.

Lo scrittore Apicio nel suo “De Re Coquinaria” inserì sei ricette al tartufo nel VII libro, quello che trattava le pietanze più costose. Nel frattempo, gli studi sul tartufo si moltiplicarono. Plinio il vecchio lo definì “callo della terra”, mentre Giovenale si infatuo’ a tal punto da affermare che “era preferibile che mancasse il grano piuttosto che i tartufi”.

Nel Rinascimento

Il Rinascimento rilanciò il gusto della buona tavola e il tartufo si mise in marcia per conquistare il primo posto tra le pietanze più raffinate.

Nel ‘700, il tartufo Piemontese era considerato presso tutte le Corti europee una prelibatezza. La ricerca del tartufo costituiva un divertimento di palazzo, per cui gli ospiti e gli ambasciatori stranieri in visita a Torino erano invitati ad assistervi.

Da qui forse nasce l’usanza di utilizzare per la cerca un animale elegante come il cane, al posto del maiale, utilizzato soprattutto in Francia.

Il tartufo come mezzo  diplomatico

Il Conte Camillo Benso di Cavour, durante la sua attività politica, utilizzò il tartufo quale mezzo diplomatico, il compositore Gioacchino Rossini lo definì “Il Mozart dei funghi”, mentre Lord Byron lo teneva sulla scrivania perché il profumo lo aiutasse a destare la sua creatività e Alexandre Dumas lo definì il Sancta Santorum della tavola.

La Cerca del tartufo

Potrete ricevere molte altre curiosità, informazioni e soprattutto proposte esperienziali per gustare i migliori tartufi del Monferrato al ristorante o meglio ancora per andarli a “cercare” (magari al chiaro di luna) con il trifulao e il suo inseparabile cane scrivendo a: info@sistemamonferrato.it

La prima Cerca del tartufo in notturna della stagione sarà organizzata il 29 settembre presso l’Azienda Vinicola Olivetta di Castelletto Merli, in collaborazione con Bus Company.

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