«Trasloco in parte fatto:cosa c’è da decidere?»
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«Trasloco in parte fatto:
cosa c’è da decidere?»

Il passaggio in Consiglio della pratica Scassa ha nuovamente fatto esplodere la bagarre politica tra minoranza e amministrazione sui metodi, definiti poco rispettosi dall’opposizione, con cui si

Il passaggio in Consiglio della pratica Scassa ha nuovamente fatto esplodere la bagarre politica tra minoranza e amministrazione sui metodi, definiti poco rispettosi dall’opposizione, con cui si trattano le pratiche in aula. A fare da detonatore sono state delle foto scattate dal consigliere Davide Giargia (M5S) nei locali della nuova Arazzeria, immagini dove si vedono posizionati i telati, alcune strutture e parte del materiale che dovrà essere usato per l’allestimento del museo.

«Per una volta mi piacerebbe discutere di qualcosa senza arrivare qui e trovare il piatto già fatto» ha attaccato Massimo Scognamiglio (FdS) contestando il fatto che, parte del trasloco, sia già avvenuta prima che il Consiglio si pronunci in merito. «Una pratica analoga a quella del teleriscaldamento, senza che ci sia stato il modo di discuterla prima – ha tuonato Anna Bosia (Uniti per Asti) – Cosa siamo venuti a fare qui se è già stato tutto stabilito? E chi l’ha deciso? L’assessore al Patrimonio, Maria Bagnadentro, non è stata coinvolta dicendo che si tratta di una pratica della Cultura. Però l’assessore alla Cultura era assente quando la Giunta l’ha deliberata. Ma da chi vengono prese le decisioni in questa città? Che fanno gli assessori?».

assessore alla Cultura Massimo Cotto, chiamato direttamente in causa, ha risposto che la pratica è stata ideata dal sindaco ma, difendendo le scelte operate, ha aggiunto: «Andiamo ad ospitare qualcosa in via di estinzione, che fra 20 o 30 anni potrebbe avere un valore di gran lunga superiore perché queste opere non si faranno più. Secondo me, ciò che diamo alla famiglia Scassa è pochissimo».

Angela Quaglia (Forza Italia) ha invece analizzato la questione dal punto di vista degli spazi: «Perché l’amministrazione non ha provato a ricontrattare l’affitto con l’arazzeria per mantenerla alla Certosa? Nel frattempo poteva avvenire la donazione, si apriva Palazzo Alfieri e si valutava se gli spazi rimanenti fossero adeguati per il museo o se fosse meglio destinare risorse a Palazzo Ottolenghi per allestire lì l’arazzeria». In un comunicato successivo, la consigliera ha poi censurato quella che definisce «una caduta di stile» dell’amministrazione. «Sui banchi dei consiglieri di maggioranza è stato lasciato il catalogo della mostra degli arazzi Scassa: un bel volume elegante, stampato per l’occasione, ricco di notizie e fotografie. Sui banchi dei consiglieri di minoranza… nulla. I consiglieri di minoranza sono notoriamente considerati un intralcio al “decisionismo” del sindaco e quindi per loro niente libro, ma la fotocopia della pratica in discussione. E proprio il caso di dirlo, la classe non è acqua».

r.s.

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