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Trasporti, beni comuni, comunità energetiche: Asti può prendere la via della crescita cambiando approccio

Ambiente Asti spiega le sue ricette per una città più vivibile, green e sempre più attrattiva nel post pandemia

Mobilità, comunità energetiche, gestione dei beni comuni sono i temi oggetto di una conferenza stampa che il gruppo consiliare di Ambiente Asti ha indetto per lanciare nuove proposte nell’ottica di una città sempre più sostenibile e a misura d’uomo. “Sbilanciamoci”, questo il motto scelto per presentare le proposte, inizia dalla recente approvazione del Bilancio preventivo 2023 per cercare di migliorare, dove possibile, le note criticità di Asti.

Traffico non più sostenibile, trasporto pubblico inadeguato, a detta di Ambiente Asti, perché ancora ispirato a vecchie logiche di mobilità, mancanza di un Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni, quando invece esiste in moltissime altre città, mancanza di strategie per affrontare la transizione energetica verso le fonti rinnovabili sono i punti su cui il consigliere Mario Malandrone e gli iscritti al gruppo Lorenzo Damasio, Cristina Fasolis, Francesco Scalfari e Lorenzo Maschio si sono confrontati con i giornalisti.

«Questo bilancio aveva pochissimi spazi di manovra e l’unica grossa partita è stata quella dell’istituzione degli stalli blu di piazza del Palio che apre una serie di temi sulla mobilità sostenibile. Questo perché – osserva Malandrone – si apre una questione sulla governance di Asp, nel senso che avevamo proposto di prendere soldi dagli utili dell’Asp e di usarli nel bilancio per congelare l’aumento degli stalli blu. Poi si apre una questione rispetto alle alternative all’uso dell’auto per chi viene da fuori o dalle frazioni, alternative che in realtà non ci sono. Vogliamo collaborare con l’amministrazione con le nostre proposte».

Asti, città piccola, si presta bene al progetto “città dei 15 minuti”. «Prevede che ovunque si trovi in città possa raggiungere qualsiasi luogo dove sono disponibili dei servizi – spiega Damasio – Parliamo di ospedale, negozi, uffici o altro, sia a piedi, sia con i mezzi pubblici, ma anche con bici a noleggio, monopattini o auto in condivisione. Per fare questo occorre un sistema di trasporto bus efficiente con passaggi frequenti, non ogni 40 minuti come capita adesso. Percorsi non studiati a tavolino dall’Asp, ma condivisi con i cittadini. Bisogna legare il pagamento dell’abbonamento autobus con quello delle ferrovie, come succede a Torino e, per chi arriva da comuni limitrofi, sarebbe necessario creare parcheggi a corona o scambiatori. In corso Alessandria, presso il casello di Asti Est, c’è un parcheggio, ma il bus ferma 200 metri prima al distributore Eni che non puoi raggiungere perché non c’è il marciapiede. Inoltre occorre il servizio ferroviario nel nord Astigiano, verso Chiavasso, e in direzione della direttrice del sud Astigiano che oggi è sospesa. Tutto questo con un servizio pullman di contorno. Infine ad Asti serve un servizio di noleggio bici, monopattino e automobili condivise».

Ambiente Asti è tornata poi su altro suo cavallo di battaglia, già proposto durante l’ultima campagna elettorale. «Asti deve dotarsi di un Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni che è presente in Italia in 270 Comuni, nel Lazio e in  Toscana, e nella Città Metropolitana di Milano – ricorda Fasolis – È importante perché nasce sul principio di sussidiarietà previsto in Costituzione e che prevede il coinvolgimento di tutti i cittadini attivi, anche associati, per collaborare con la pubblica amministrazione, sullo stesso piano, coprogettando insieme per prendersi cura di qualche bene materiale o immateriale della città».

Scalfari, già direttore di UniAstiss, ha evidenziato che ad Asti a fronte di «un crollo demografico e l’invecchiamento della popolazione sembra che non ci sia la volontà di creare procedure veramente nuove per affrontare le problematiche. Si continua, invece, a basarsi su logiche quantomeno tradizionali, accentratrici, e questo è un peccato perché è una città che potrebbe veramente andare a intercettare tutto un settore in crescita dopo la pandemia, come i nuovi luoghi di residenza e di lavoro per chi decide di lasciare le grandi città».

Ma, sul polo universitario, Scalfari ha aggiunto: «Funziona, ma non vengono messe veramente in gioco tutte le intelligenze del nostro territorio. Sarebbe veramente un motore di sviluppo, ma non basta semplicemente fare didattica e tenere in modo eccellente i corsi di laurea: occorre impegnare sempre di più i docenti e i ricercatori su attività di conoscenza ed elaborazione di nuove strategie per il nostro territorio».

Altro tema fondamentale è quello dell’energia, ma anche in questo caso serve un cambio di passo. «Il tema dell’energia è oggi una questione strettamente economica – racconta Maschio – Sulle rinnovabili chi era partito per tempo, investendo, è avvantaggiato rispetto a chi non ha investito risorse. Nei prossimi anni sarà più difficile investire perché le materie prime stanno scarseggiando. Ad esempio il silicio o non arriva o non c’è proprio e chi oggi ordina pannelli solari li riceve fra sei mesi o un anno. Ma oggi vogliamo parlare di comunità energetiche dove collettivamente si produce energia e la si consuma, risparmiando. Quello che sento dire – sottolinea Maschio – è che si va molto a seguito dei bandi, PNRR o meno, ma come ricercatore universitario posso aggiungere che non funziona granché inseguire i bandi per prendere dei soldi perché quando li ricevi, li hai per un paio di anni, ma poi? Bisogna avere un’idea sulla città che vuoi avere fra 10 o 20 anni, decidere come vuoi cambiarla e inseguire i progetti che vanno in quella direzione».

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