Il PD di Asti "scosso" dal dopo BersaniFuturo incerto ma le spaccature ci sono
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Il PD di Asti "scosso" dal dopo Bersani
Futuro incerto ma le spaccature ci sono

Grande tumulto in casa PD. La crisi romana, a partire dalla bocciatura di Prodi e poi le dimisioni di Bindi e di Bersani stanno creando scompiglio e grande sconcerto – tra i democratici astigiani. E come se non bastasse sul PD "pesa" anche l'inchiesta sui rimborsi che ha travolto alcuni consiglieri regionali il cui operato è stato difeso dal segretario regionale Gianfranco Morgando…

Dopo una delle peggiori pagine politiche scritte dal centrosinistra nella recente storia – e in particolar modo dal Partito Democratico – anche ad Asti ci si interroga sul futuro della coalizione che in poche ore ha perso due candidati "forti" per il Quirinale, il segretario nazionale Pier Luigi Bersani e ha visto fare un primo passo indietro a Rosi Bindi. Venerdì alle 17 è stata indetta un'assemblea nella sede del PD di Asti, autoconvocata urgentemente dai militanti, per fare il punto della situazione dopo la crisi romana ma anche dopo la bufera giudiziaria che ha colpito il gruppo regionale a seguito della notifica degli avvisi di garanzia ad alcuni consiglieri regionali per la questione rimborsi, tra cui l'astigiana Angela Motta.
Proprio sul caso rimborsi il segretario regionale Gianfranco Morgando interviene in comunicato: «Ho ragione di ritenere che la gestione dei fondi sia sempre avvenuta nella massima trasparenza e correttezza e che tutte le spese effettuate nel corso degli anni siano state finalizzate all'esercizio dell'attività e delle iniziative politico istituzionali. Non esistono casi di tornaconto personali – aggiunge Morgando – né viene contestato il finanziamento di attività di partito attraverso risorse del Gruppo. Sono certo che sulle singole contestazioni i consiglieri regionali del PD saranno in grado di fornire ai magistrati tutti i necessari chiarimenti».

Tiene però banco il pasticciaccio romano: sono stati prevalentemente i social network sul web a fare da cassa di risonanza ai commenti astigiani, anche dei politici che avevano pubblicamente sostenuto Bersani durante le Primarie contro Matteo Renzi. L'onorevole Massimo Fiorio, impegnato a Roma con la nuova votazione per il Presidente (questa mattina è stato deciso di votare scheda bianca), parla di imperizia: «Bersani non ha gestito bene questa vicenda ma non contesto il dato politico. Adesso si apre una fase nuova ma prima dobbiamo eleggere un Presidente della Repubblica che raccolga il più ampio consenso». Quale? In questo momento è tornato in corsa lo stesso Napolitano ma circola anche il nome di Giuliano Amato.

Ad Asti il segretario cittadino del PD Carlo Gentile è tra i primi a commentare su Facebook la giornata di ieri: «Bersani si è dimesso – scrive – Inevitabili, doverose, a questo punto, le sue dimissioni. Sinceramente non so cosa accadrà adesso. Congresso, certo, ma con quali contenuti e quali concrete prospettive politiche?». Enrico Mattiuzzo, segretario provinciale dei Giovani Democratici, usa toni più drammatici nel descrivere la situazione che si è venuta a creare: «Le dimissioni di Bersani sono una scure sul PD – commenta – e ora occorre capire effettivamente chi siamo e dove vogliamo andare. Occorre capire che cosa rimarrà del partito e da lì si dovrà ripartire ma serve un colpo di spugna per ritrovare la credibilità».

Raggiunta al telefono pochi minuti fa Francesca Ferraris, segretaria provinciale del Partito Democratico, dichiara: «C'è una parte del partito che guarda più al Congresso che all'interesse del Paese. Se il PD affonda il fondatore del PD (Prodi ndr) allora c'è un problema. Una cosa è certa, se nel partito prevarranno i giochini di potere io rinuncerò a fare il segretario». E Bersani? «Ha fatto bene a dimettersi in questo momento perché ha dimostrato i suoi limiti». Il segretario provinciale fa un rapido commento anche sul caso che tiene banco in Regione: «È sempre una brutta cosa quando arriva un avviso d garanzia ma non credo che dietro ci siano comportamenti clamorosi».
Riccardo Fassone, vice segretario provinciale, pur non potendo prevedere sulla lunga distanza cosa succederà propone una sua lettura: «Pensavo di far parte di un partito coeso che si fosse ricompattato dopo le primarie ma così non è stato. Bersani ha fatto quello che doveva fare dando le dimissioni perché la linea politica tenuta fin qui non ha portato i risultati sperati. In questo momento c'è molta amarezza – aggiunge – soprattutto perché bisognerà attendere il Congresso per capire dove andrà il partito».

Il consigliere comunale di Asti del PD Oscar Ferraris, già al centro di una vivace polemica a distanza con il segretario provinciale in merito al mancato rinnovo della tessera di partito (polemica poi superata) commenta così su Facebook il naufragio di ieri sera. «Se date un'occhiata al PD Asti e Provincia (dove spicca una foto di Prodi con su scritto "Tutto il PD di Asti è con Romano Prodi" ndr) vi rendete conto che la pagina in questi giorni pare sempre di più una bandiera che sventola ove soffia Bersani, ora che si è anche arrostito Prodi, cosa faranno i miei amici di partito? Dove orienteranno la loro bandiera? Io credo che alla fine la ammaineranno e affiggeranno un cartello sulla porta con su scritto chiuso».

Riccardo Santagati
twitter: @riccardosantaga

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