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Un astigiano a Genova salvo per miracolo: “Ho visto il ponte cadere davanti a me”

La "strada" ha tremato e poi ho alzato gli occhi e ho visto il pilone centrale del ponte cadere. Un botto violento e fragoroso

Matteo: “Il ponte si è sbriciolato di fronte a me”

Matteo Granieri, un astigiano che si è trovato sul ponte Morandi nel momento del crollo, se l’è vista proprio brutta.
E bisogna dire che quando non è la tua ora riesci ad uscire indenne da qualsiasi situazione critica.
Così è stato in quel fatidico giorno in cui lui e la moglie avevano deciso di andare da Varazze, dove stavano trascorrendo la loro vacanza, all’Ikea di Genova.
“Siamo partiti verso le 11 circa – racconta Matteo Granieri – e durante il viaggio siamo stati colti da un acquaazzone micidiale.
Pioveva fortissimo e la velocità non era elevata. Si procedeva a 40/50 chilometri orari.
Guidava mia moglie Adele e sul sedile dietro c’erano le nostre due figlie.

L’auto non teneva la strada

Arrivati dopo la galleria che immette sul ponte abbiamo sentito come se le gomme non tenessero la strada.
Mia moglie aveva difficoltà a tenere l’auto in carreggiata.
Poi abbiamo pensato addirittura ad un terremoto e mentre cercavamo di capire cosa stesse succedendo ho alzato gli occhi e ho visto il pilone centrale del ponte cadere. Un botto violento e fragoroso. Pioveva forte e la visibilità era limitata e non ho visto le auto cadere nel baratro – ha continuato l’astigiano – Io e mia moglie ci siamo messi a gridare viene giù il ponte!

Scesi dall’auto con le figlie

Abbiamo fermato l’auto, abbiamo preso le nostre figlie e sotto l’acquazzone ci siamo messi a correre verso la galleria con altre persone che nel frattempo avevano fatto la stessa cosa.
Un centinaio di metri davanti a noi, forse meno il camion “Basko” che poi è passato in tutti i telegiornali nazionali e internazionali. Sul ponte sono rimaste una trentina di auto e cinque tir. Siamo rimasti sotto la galleria sino alle cinque del pomeriggio, poi la polizia con due autobus ci ha condotti al centro civico di Sampierdarena dove, devo dire, siamo stati assistiti al meglio.
Abbiamo anche avuto il conforto degli psicologi. Ancora adesso, raccontando il fatto, ho le gambe che tremano dalla paura. Non era la nostra ora, questo è evidente.

Bastavano cento metri in più

Bastavano cento metri in più e saremmo finiti tutti nel precipizio, travolti dalle macerie del ponte crollato. Una vera fortuna. Siamo poi tornati a Varazze in treno e l’auto siamo andati a ritirarla alcuni giorni dopo in un centro di Novi Ligure. Nei giorni immediatamente successivi non riuscivo a capacitarmi dell’accaduto. Ho acceso ceri in chiesa e sono andato all’Eremo sopra Varazze per ringraziare di non essere stati tra le persone finite sotto il ponte. Ci riteniamo dei miracolati”.

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