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Attualità
Nizza Monferrato

Un documento condiviso chiede quando ripartirà il cantiere del presidio Valle Belbo

Maggioranza e opposizione hanno firmato all’unanimità un ordine del giorno destinato a Regione e ASL

Un ordine del giorno condiviso da maggioranza e opposizione, votato dall’unanimità dei consiglieri, chiede all’ASL Asti e alla Regione informazioni certe sul completamento del presidio Valle Belbo: tempi di realizzazione, personale e contenuti. Al momento, nonostante per la struttura sia stato annunciato il progetto di un “plurisede” con il Cardinal Massaia di Asti, il cantiere in regione Boidi resta abbandonato. «Siamo solo al punto di partenza – commenta Laura Grasso, capogruppo di “Nizza Futura” – Anche se non abbiamo titolo sulle decisioni che vengono prese dalla Regione, abbiamo il dovere di sorvegliare, vigilare e pungolare affinché questa problematica venga risolta». Con una frecciata: «L’ultimo proclama sul tema è di circa un anno fa. Ma ora siamo certi che prontamente la Regione risponderà».

Dal capogruppo di maggioranza Andrea Forin, soddisfazione per l’unità di intenti: «Prima della pandemia potevamo forse raccontarci la frottola che la sanità non sia centrale. Oggi sappiamo che avere cura di chi non sta bene è nostro primo dovere». La convergenza sul tema, apprendiamo dietro le quinte, non era scontata; il consigliere Mauro Oddone segnala l’intento di presentare una mozione, trovando però il gruppo del sindaco Simone Nosenzo disponibile a stilare un testo comune, per una sollecitazione condivisa. «Spero che la sensibilità sul tema si estenda ai sindaci di tutto il territorio, per rendere chiaro quanto avere un presidio in Valle Belbo sia fondamentale» precisa Oddone.

Nel testo approvato, si ricordano i dati statistici svantaggiosi per la Provincia di Asti, in merito all’accesso ai servizi sanitari, la lontananza del Cardinal Massaia nonché l’inevitabile intasamento del suo pronto soccorso, che deve servire l’intero Astigiano. «Ora farò la mia parte per ottenere date certe e rassicurazioni – conclude Nosenzo – Abbiamo bisogno che il cantiere riparta anche per restituire alle persone fiducia nelle istituzioni».

 

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