L'ingresso dello stabilimento Util di Villanova
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Vertenza Util, Uniti si può: “Siamo pronti a fare la nostra parte per salvare il lavoro ad Asti”

“Le istituzioni locali devono fare solo una cosa: dare tutto il sostegno possibile ai lavoratori e mettersi a disposizione di chiunque abbia la volontà di salvare fino all’ultimo posto di lavoro”

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato firmato da Mauro Bosia e Michele Anselmo di “Uniti si può” in solidarietà agli operai della Util che lunedì saranno nuovamente in sciopero e in presidio davanti ai cancelli dell’azienda di Villanova d’Asti dopo l’inasprirsi della vertenza esuberi dichiarati dalla dirigenza.

Scrivono Bosia e Anselmo:

“Util è leader mondiale nella produzione di ganasce per i freni. Minaccia 60 esuberi – fino a mercoledì erano addirittura 90 – sul personale dello stabilimento di Villanova, un taglio pesante visto che gli addetti sono attualmente circa 320.

Le cause addotte dall’azienda, in un periodo in cui i volumi di domanda dei prodotti sono invariati rispetto a prima del Covid, sono il rincaro delle materie prime e il fatto che lo stabilimento necessiti di maggior efficienza. Ma a guardar bene, si possono scorgere meccanismi che da diversi anni vengono messi in atto quando un grande gruppo industriale vuole disimpegnarsi dal territorio: strategie che dovremmo ormai conoscere bene dopo 30 anni di delocalizzazioni.

In primo luogo, le esternalizzazioni: per 25 dei 60 esuberi si ventila la possibilità di essere riassunti, altrove o addirittura presso lo stesso stabilimento di Villanova, da cooperative o aziende terze cui verrebbe dato in gestione il reparto in cui lavoravano in precedenza. Se il ciclo aziendale rimane invariato e questi operai continueranno a fare le stesse operazioni, da cosa deriva il risparmio se non da lavoratori con contratti meno tutelanti, stipendi più bassi e meno sindacalizzazione?

E qui si apre la seconda grande questione: quella della razionalizzazione dei costi a discapito della qualità del lavoro e dei contratti dei dipendenti. Alla Util, oltre che dei 60 esuberi, si parla di soppressione del turno di notte (ovviamente il più costoso per l’azienda). Questo significa che i circa 260 che rimarrebbero dovrebbero garantire la stessa produzione lavorando su due turni e, di conseguenza, aumentando i ritmi di lavoro? Oppure è l’inizio di una “delocalizzazione morbida”, cioè di una diminuzione della produzione finalizzata ad investire su altri stabilimenti dove costa di meno, come per esempio quello cinese?

E tutto questo avviene mentre non più di qualche settimana fa abbiamo ascoltato le istituzioni locali parlare di Pnrr e lavoro in occasione della festa della Fiom. Abbiamo sentito parole chiave futuristiche e piene di ottimismo: progettazione, possibilità per il territorio, soldi che arriveranno, rilancio, valorizzazione, sinergie e collaborazioni.

La vicenda Util, dunque, fa tornare tutti coi piedi per terra, e ci dice per prima cosa che quella del lavoro è una partita che si gioca su un piano ben più conflittuale e difficoltoso rispetto alla “visione” e alle “prospettive” che fanno molto comodo ad una politica che non è più abituata a sporcarsi le mani e a mettersi contro i pesci grossi. Capitali, imprenditori e lavoratori, sono questi i protagonisti della vicenda. Dopo anni di delocalizzazione e di perdita di migliaia di posti di lavoro, l’abbiamo imparato sulla nostra pelle che non siamo una terra che può permettersi di vivere solo coi servizi e il turismo – ormai lo ammette anche chi un tempo profetizzava la deindustrializzazione come unica via.

Sulla vicenda, è evidente, occorrerebbe una legislazione nazionale differente, anche perché ricordiamo che rispetto ad altre vertenze simili, la proprietà della Util non è una multinazionale straniera ma un fondo d’investimenti italiano che opera su diversi versanti della nostra economia. In ogni caso il tavolo fra sindacati e azienda è saltato, davanti ai cancelli della fabbrica a Villanova è sciopero. In questa situazione le istituzioni locali devono fare solo una cosa: dare tutto il sostegno possibile ai lavoratori e alla Fiom e mettersi a disposizione di chiunque abbia la volontà di salvare fino all’ultimo posto di lavoro. Siamo pronti a fare la nostra parte.

Tutti uniti con gli operai della Util, per salvare il lavoro ad Asti”.

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2 risposte

  1. Avete scritto di dare tutto il sostegno ai lavoratori e alla Fiom! Ma c’è anche la Fim anzi!!!!

    1. Gentilissimo Nino Scardilla,
      Il comunicato è stato pubblicato così come ricevuto. “Uniti si può” ne è quindi completamente responsabile. Come avrà notato, negli articoli di cronaca non abbiamo mai dimenticato di citare le due sigle sindacali presenti alla Util.
      Cordialmente,
      Carmela Pagnotta

I commenti sono chiusi.

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