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Villafranca d’Asti, focolaio Covid in casa di riposo: contagiati 30 ospiti su 35 e 7 Oss su 11

Gli anziani sono quasi tutti asintomatici. Ora c'è il problema di cercare personale che sostituisca quello in quarantena

C’è carenza di personale

Situazione molto difficile in un’altra casa di riposo dell’Astigiano: la Venanzio Santanera di Villafranca d’Asti.
Il grido d’aiuto arriva direttamente dalle figlie di una donna ultranovantenne ricoverata nella struttura, Bianca Maria, Angela e Donatella Chirone: «I ricoverati sono quasi tutti positivi al Covid – espongono – Il problema grosso è però che anche il personale è risultato quasi tutto positivo.
Attualmente la direttrice (anche lei a casa da quasi due settimane in isolamento perché risultata positiva), ha già avvisato le autorità competenti ma senza risultato e insieme al capo servizio della cooperativa che gestisce la struttura non riescono a trovare infermieri e Oss per dare cambio a chi è in servizio».
L’appello delle tre figlie si conclude chiedendo aiuto a chiunque possa darlo per garantire sicurezza e continuità di cure all’interno della Rsa.
Numeri purtroppo confermati.
Si parla di 30 anziani positivi sul totale di 35 e di 7 Oss in quarantena perché contagiate su 11 previste in organico. Tenendo conto che anche una collega è attualmente in malattia, non per Covid.
L’assistenza infermieristica, conferma la direttrice Miranda Lionello, è garantita, come anche i turni di assistenza. Ma sono massacranti e mancano almeno 4 Oss per raggiungere un sufficiente livello di turnazione.
La direttrice aveva già segnalato questa critica carenza di organico associata all’aumento dei casi di contagio almeno quindici giorni fa agli organi competenti, ma non ha ricevuto alcuna risposta.
Proprio ieri sera ha nuovamente scritto a tutti i referenti Asl, all’Unità di Crisi della Regione Piemonte, alla Croce Rossa, alla Protezione Civile e, per conoscenza, al sindaco di Villafranca per ribadire l’urgenza di reperire del personale da inserire in struttura.
Fonti interne parlano, ad esempio, di una sola Oss nel turno di notte per assistere tutti gli ospiti anche se la direttrice assicura che, comunque, sono garantiti i livelli di assistenza minimi.
Gli anziani positivi sono quasi tutti asintomatici e in buone condizioni ma il focolaio all’interno della struttura è stato uno schiaffo mortificante per tutto il personale e la presidenza che, in nove mesi, era riuscita a tenere lontano il contagio da quella casa di riposo, mettendo in sicurezza i loro ospiti.
A questa seconda ondata, invece, non è stato possibile tenere il Covid fuori dall’ingresso della struttura.
Ad inizio novembre la gestione della struttura ha visto un repentino avvicendamento con la gestione che è passata dalla precedente cooperativa Opera alla cooperativa KCS, la stessa che si occupa della Casa di Soggiorno San Giuseppe di Castelnuovo Don Bosco anch’essa al centro delle cronache per numero di ospiti e personale positivi.
Un passaggio di gestione che non è piaciuto a tutti.
Alessandro Delfino, sindacalista Cisl, ad esempio, non ha firmato l’accordo per il passaggio del personale fra le due cooperative perché, spiega «Non ritengo la KCS possa dare sufficienti garanzie in tema di sicurezza anticontagio per ospiti e lavoratori», sottolineando la totale estraneità della Fondazione Santanera (proprietaria della struttura) nell’esplosione del focolaio interno.
«Anzi – dice Delfino – il presidente e i suoi consiglieri stanno facendo di tutto per arginare questa situazione critica».

Daniela Peira

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