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Villanova d’Asti, Util: rottura delle trattative sugli esuberi. Domani proclamata una giornata di sciopero

Il rifiuto di utilizzare tutti gli ammortizzatori sociali e il piano industriale che prevede l’esternalizzazione di parte della produzione non sono ritenuti accettabili da FIM e FIOM

Non sono bastati due giorni di confronto tra la dirigenza Util e gli esponenti delle sigle sindacali FIM CISL e FIOM CGIL all’Unione Industriale di Asti per raggiungere un accordo sulla gestione degli esuberi dichiarati dall’azienda e il piano industriale, ritenuto insoddisfacente dai lavoratori.

I sindacati hanno lasciato il tavolo questo pomeriggio e proclamato una giornata di sciopero sull’intero turno che scatterà dalle 6 di domani mattina.

L’incontro seguiva la riunione di mercoledì, durante la quale i vertici aziendali si erano detti disponibili ad utilizzare ancora un anno di ammortizzatori sociali e a stabilire un piano di mobilità volontaria (con incentivi economici) valido fino al settembre 2022, facendo scendere così il numero degli esuberi da 90 a 60.

La dismissione del reparto “Selezione”, dove lavorano prevalentemente donne, il rifiuto di utilizzare gli ulteriori 12 mesi di cassa integrazione ancora a disposizione dell’azienda e l’intenzione di esternalizzare parte della produzione, sono stati i punti ritenuti irricevibili dalle organizzazioni sindacali.

«Non si capisce come l’azienda intenda mantenere i livelli di produzione ed anzi aumentarli, a detta della dirigenza, riducendo i dipendenti ed eliminando praticamente un turno lavorativo – dice Vito Carelli della FIOM – già oggi la Util fatica a rispettare i tempi di consegna perché il personale è insufficiente per i volumi degli ordinativi».

Dalla Util è arrivata la disponibilità a dialogare con i sindacati per gestire la fase successiva alla scadenza del primo anno di ammortizzatori sociali, ma dall’altra parte hanno risposto che ci sono tutti gli strumenti per non arrivare ad una gestione traumatica del turnover.

«Chiediamo l’accesso all’intera disponibilità della cassa integrazione (due anni) – aggiunge Salvatore Pafundi della FIM – e restiamo fermi sulla richiesta di mantenere la produzione all’interno del perimetro dell’azienda per non esporre nessuno al peggioramento delle condizioni contrattuali di lavoro. Il piano industriale presentatoci per noi è inapplicabile perché non è possibile ridurre il personale e aumentare la produzione. Le due cose sono incompatibili tra loro».

(Nelle foto il presidio degli operai Util in piazza Medici e i rappresentanti sindacali al tavolo delle trattative. I vertici aziendali hanno chiesto di non comparire)

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