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Fotovoltaico: ecco perché conviene investire sull’energia rinnovabile

Gli esperti di Alessio Impianti spiegano i vantaggi per chi decide di installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa

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Conviene investire sull’energia rinnovabile?

La risposta è sì e per molti motivi. I dati che leggiamo sono positivi e valgono per un 6,8% di incremento nel 2018 rispetto al 2017. Oggi paragonandoci al 2018 l’aumento di potenza connessa in Piemonte è del +28%, rendendolo la 4° regione con una percentuale pari al +7% rispetto alle altre. Ma quanto conviene e come dev’essere fatto l’investimento per ottimizzare la resa? Sono molte le variabili: il tetto a disposizione, gli incentivi statali, i costi di installazione, il proprio reddito, le abitudini di consumo, etc.. Il discorso è molto ampio e vanno fatte delle differenze tra impianti civili, che trattiamo qui (casa indipendente), e impianti industriali. Il consiglio è quello di investire nel fotovoltaico sia per un discorso ecologico, sia per un vantaggio geopolitico che va a tutto vantaggio del sistema paese, ma anche perché si tratta di una tecnologia che offre un rendimento interessante e consente di evolvere il proprio modo di usare l’elettricità. Analizziamo quindi costi, vantaggi e tutti i dettagli utili per capire – e calibrare – il nostro investimento.

Gli incentivi 2019

Oggi si possono ottenere gli incentivi relativi al bonus ristrutturazione e allo “scambio sul posto”, oltre ad avere il risparmio sulla bolletta che è il motivo principale dell’investimento. La detrazione fiscale è al 50% dell’investimento deducibile dall’Irpef per 10 anni per i soggetti privati. Per ragionare sulla convenienza occorre partire dal concetto di autoconsumo, poiché è questo l’obiettivo principale di un privato. Immaginando pertanto piccoli impianti per la produzione e il consumo casalingo dell’energia, si possono effettuare tutte le valutazioni del caso.

Cos’è lo scambio sul posto?

Il servizio di “scambio sul posto” e? una particolare forma di autoconsumo in sito che consente di compensare l’energia elettrica prodotta e immessa in rete in un certo momento con quella prelevata e consumata in un momento differente da quello di produzione. Nello “scambio sul posto” si utilizza il sistema elettrico per l’immagazzinamento virtuale dell’energia prodotta, ma non contestualmente autoconsumata. Nel momento in cui si progetta il proprio impianto occorre partire da questa valutazione: immaginare quando si consumi di elettricità durante la giornata e in quali quantità, così da poter calibrare l’impianto sulla base di ciò. L’impianto dovrà essere in grado di compensare al meglio tali consumi, ed è su questa capacità che valutiamo gran parte del vantaggio economico dell’investimento.

Contributo GSE

Per poter accedere al contributo in conto scambio del GSE occorre rimanere entro i limiti previsti, con regole specifiche in termini di produzione massima e dettagli relativi allo “scambio sul posto”. Per accedere al contributo occorre fare richiesta al GSE ottenendo due pagamenti annui a cadenza semestrale. Quello che non tutti sanno è che anche il lavoro di lettura della produzione ha un costo: ogni anno bisogna corrispondere al GSE una tariffa che copre oneri di gestione, verifica e controllo. Si tratta di pochi euro, con proporzionalità diretta in base alla capacità produttiva dell’impianto, che vanno comunque previsti nel calcolo complessivo.

Quanto paga il GSE?

Il pagamento per il contributo in conto scambio del GSE è regolato da uno specifico algoritmo che mette assieme tutta una serie di componenti. La regola è: Cs=min(Cei;Oe)+Es*CUsf

Più semplicemente, il GSE spiega che la formula è pari alla somma di due quote: quota energia che calcola il minor valore tra il controvalore al prezzo di mercato dell’energia elettrica immessa in rete (Cei) e l’onere dell’energia elettrica prelevata (Oe) dalla rete per i consumi (è determinato su stima). Poi c’è la quota servizi, con cui si restituiscono i corrispettivi per i servizi di rete e per gli oneri generali di sistema (CUsf) in proporzione all’energia scambiata con la rete (Es), che calcola il prodotto tra l’energia scambiata (pari alla quantità minore tra energia prelevata e energia immessa in rete) e il corrispettivo per i servizi di rete e per gli oneri generali di sistema determinati dall’AEEGSI in via forfettaria. Un apposito portale messo a punto dal Gestore Servizi Energetici consente di avere un controllo diretto e trasparente su tutte queste procedure, potendo così conoscere semestre per semestre i dettagli del proprio rapporto con il Gestore.

Come abbassare le bollette

Un ulteriore vantaggio è il supporto dello storage (cioè delle batterie). Questo permette di accumulare l’energia prodotta con la luce del sole potendola utilizzare quando questo non c’è. In Italia dal 2015 al 2018 sono stati già venduti 26.000 sistemi di accumulo, un vero record. Nell’ottica sempre più smart, e quindi amplificando e ottimizzando i consumi di energia rivolti all’autoconsumo, c’è la produzione dell’acqua calda sanitaria, riscaldamento e climatizzazione con sistemi intelligenti in pompa di calore, la piastra a induzione per poter cucinare senza consumare gas oltre ad ottimizzare la produzione del fotovoltaico. Un impianto fotovoltaico ha un alto valore tecnologico quindi va ottimizzato e monitorato attraverso soluzioni studiate appositamente. Investire nel fotovoltaico non è sufficiente per avere apprezzabili tagli di costo in bolletta: occorre immaginare il proprio impianto come un immenso potenziale da sfruttare, la cui redditività sarà legata all’impronta dei propri modelli di consumo. Il giorno è ideale per i consumi, mentre la notte è il momento del risparmio. Al tempo stesso, mattina e sera vanno gestiti sulla base dell’orientamento del proprio tetto e sulla capacità produttiva durante l’intera giornata. Banalmente, occorre dimenticare la lavatrice accesa di notte per approfittare delle tariffe bi-orarie: meglio spostare i consumi in giornata, senza però sovrapporli. Il consumo deve rimanere sempre al di sotto della soglia di produzione, così da ottimizzare le percentuali di autoconsumo e scambio sul posto. In questo ci si può far aiutare da sistemi di monitoraggio dei consumi, oppure da sistemi domotici di controllo della casa per accendere e spegnere gli elettrodomestici in base alla produzione in corso. Al termine dei 10 anni, quindi, il vantaggio dell’investimento sarà pari alla somma di 3 componenti: bonus ristrutturazioni, che consente di recuperare il 50% della cifra; autoconsumo, che configura bollette di minore entità grazie al minor acquisto di elettricità dalla rete; rimborso GSE, che consente di guadagnare sull’elettricità rimessa in circolazione. La somma di queste componenti configura il vantaggio complessivo della realizzazione di un impianto fotovoltaico. Il consiglio è quello di prestare attenzione soprattutto alla prima ed alla seconda componente, in assoluto quelle più importanti nella valutazione complessiva. La quota di denaro proveniente dal GSE è di piccola entità, tale per cui la convenienza non è tanto nella rivendita di elettricità, quanto nel maggior autoconsumo possibile.

Quanto dura un impianto?

L’impianto fotovoltaico è generalmente progettato per durare 25 anni. Occorre tuttavia considerare che la sua resa sarà decrescente e che, al contempo, la sua durata può andare oltre i 25 anni. Particolari fattori meteo come la grandine potrebbero comportare danni ai pannelli, cosa che può avere incidenza soprattutto nei primi anni di vita dell’impianto. Il consiglio è quello di assicurare l’impianto ai danni meteorologici almeno per i primi 3-4 anni di vita, mentre negli anni successivi il costo decrescente del materiale renderebbe meno conveniente un investimento in una polizza assicurativa. Avere la possibilità di fare un check up da specialisti come Alessio Impianti permette di avere una soluzione chiara per ottimizzare al meglio l’utilizzo di energia migliorando il comfort abitativo ed ottenendo il risparmio in bolletta.

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