A Buoninconti il massimo della pena:30 anni per l'omicidio di Elena Ceste
Cronaca

A Buoninconti il massimo della pena:
30 anni per l'omicidio di Elena Ceste

Trent'anni: il giudice Amerio ha inflitto a Michele Buoninconti la pena massima prevista per un omicidio volontario, “scontata” per la scelta del rito abbreviato. La sentenza è arrivata pochi

Trent'anni: il giudice Amerio ha inflitto a Michele Buoninconti la pena massima prevista per un omicidio volontario, “scontata” per la scelta del rito abbreviato. La sentenza è arrivata pochi minuti fa, quasi alle sei di sera, dopo circa nove ore di Camera di Consiglio del giudice che in mattinata aveva ancora ascoltato le corpose repliche di pm e difensori, prima di ritirarsi e studiare le carte del processo seguito da tutta Italia. Michele in mattinata era arrivato molto presto al Palazzo di Giustizia astigiano, intorno alle 6 e mezza per evitare fotografi e cameraman.

Chi lo ha visto ha parlato di un Michele molto teso, che presentava un'insolita barba lunga mai vista prima sul suo viso. Una lunga attesa, dunque, per sentirsi dire che è stato lui ad uccidere la moglie, il 24 gennaio 2014 e ne ha nascosto il corpo nel rio Mersa, a meno di un chilometro dalla loro casa di Motta di Costigliole. Michele, solo due giorni prima della sentenza, aveva rilasciato un'intervista a Mattino Cinque nella quale aveva nuovamente ribadito la sua totale estraneità alla morte di Elena, confermando che la donna è morta da sola, al termine di lunghe ore di crisi psicotica che l'aveva portata a denudarsi nel cortile di casa e a fuggire per le campagne circostanti nascondendosi poi nel rio convinta di essere inseguita da fantomatici persecutori.

Ma il giudice non gli ha creduto e ha invece ritenuto il complesso impianto accusatorio, fatto di indizi, sufficientemente convincente per ritenere la penale responsabilità dell'uomo e condannarlo alla pena chiesta dal pm Deodato. Superando così uno dei punti forti sui quali si è basata la difesa di Michele, sostenuta in ultimo dagli avvocati Marazzita e Scolari. Loro hanno sempre sostenuto che questo processo si fonda su un vizio che, da solo, ha il potere di inficiare tutta l'accusa: manca la certezza della causa della morte di Elena, per stessa ammissione dei consulenti di accusa e parte civile.

Daniela Peira

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Scopri inoltre:

Edizione digitale
Precedente
Successivo