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A Calamandrana altro attacco dei lupi: sbranata pecora da 80 kg

E' successo nella notte fra mercoledì e giovedì. Il Dna conferma la strage di daini a Nizza a metà aprile. All'Istituto Zooprofilattico il censimento degli attacchi

Nella notte fra mercoledì e giovedì

Questa volta è stata una pecora di 80 chili a cadere sotto gli attacchi di uno o più predatori.
E’ accaduto a Calamandrana la notte scorsa, in un allevamento di frazione Boidi, che ha scoperto dell’intrusione solo giovedì mattina, quando ha trovato l’animale morto fuori dal recinto trascinato per qualche decina di metri e parzialmente sbranato.
Il principale imputato è sempre lui, il lupo, che dall’anno scorso si è affacciato anche nelle campagne astigiane.
A tenere il singolare “censimento” degli attacchi è l’Istituto Zooprofilattico presso il quale vengono portati i reperti biologici rilevati dai veterinari durante i sopralluoghi su richiesta dei proprietari degli animali sbranati.

Tredici attacchi in un anno

E, a contare dall’anno scorso ad adesso, sono tredici i casi di attacchi da addebitare con ogni probabilità al lupo.
In un primo momento è stato il nord Astigiano, al confine con la provincia di Torino, a “salutare” l’arrivo dei lupi sulle colline.
Attacchi, anche violentissimi, erano stati registrati a Castelnuovo Don Bosco, nelle frazioni Ranello e Mondonio presso due allevamenti che hanno contato numerose pecore e asinelle fra le vittime.
Sempre in quella parte di provincia si sono segnalati anche incontri ravvicinati con lupi che si aggiravano nei paesi (di cui esistono fotografie). E poi, a inizio anno, l’attacco a Serra di Buttigliera dove a farne le spese sono stati alcuni daini in una grande tenuta.
Periodo di tregua per quella zona seguito invece da attacchi a raffica nella zona della Valtiglione, con casi denunciati a Montaldo Scarampi, Rocca d’Arazzo, Azzano, Agliano, una capra sbranata a Cortiglione il primo marzo.

Casi anche a Callianetto e Monastero Bormida

Unico caso di attacco ad una capra è stato invece registrato a metà aprile a Callianetto mentre sono in attesa di responso i campioni prelevati a Monastero Bormida da quello che sembrano i resti di un lupo in avanzato stato di decomposizione.
La tendenza sembra di maggior concentrazione a sud della provincia, come dimostra la strage di daini compiuta il 12 aprile a Nizza, nell’allevamento di Oreste Gentile che si è visto uccidere 8 daini in una sola notte. Proprio di quella mezza strage di animali, sono arrivati nei giorni scorsi gli esiti sul Dna analizzato dagli esperti dell’Istituto Zooprofilattico: su 3 degli 8 tamponi prelevati vi sono tracce che confermano si tratti di lupi.
Ovviamente, visto che tutti e 8 i daini sono stati uccisi nello stesso momento, è ovvio che si tratti di lupi anche per gli altri animali sbranati.

Non sempre il Dna dà risposte certe

Ma è l’unico caso in cui il Dna ha dato una risposta certa.
«In tutti gli altri casi gli esiti parlano di “Dna non rilevabile”» commenta il dottor Fulvio Brusa dirigente astigiano dell’Istituto Zooprofilattico del Piemonte. Questo ovviamente non esclude che si tratti comunque di lupi, perchè le modalità di attacco e i segni lasciati sulle povere vittime sono identiche in tutti i casi, come uguale è il modo in cui vengono consumate le carni.
I rilievi vengono eseguiti con tamponi sterili sulle carcasse nei punti di attacco, quindi di morso (sempre alla gola) e poi vengono prelevati anche eventuali ciuffi di pelo o escrementi che si trovino sopra o negli immediati pressi delle bestie attaccate.

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