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Arresti per usura e racket: dalle perquisizioni spuntano armi, soldi, marijuana e documenti bancari

Dopo i sei arresti di ieri gli investigatori hanno cercato nelle case, in aziende e in un centro sportivo nuove prove a loro carico

In case, aziende e centro sportivo

Tante le armi e le munizioni che sono state trovate durante le perquisizioni eseguite nell’ambito dell’operazione “Game Over” che ieri ha già portato all’arresto di due nuclei familiari e di un albanese.

Sono state numerose le case e le aziende oltre ad un centro sportivo passati al setaccio degli uomini della Squadra Mobile della Questura e della Guardia di Finanza nell’operazione condotta congiuntamente.

Una delle abitazioni passate al setaccio

Armi e munizioni nascoste

Oltre a denaro contante per 32 mila euro nascosto nelle case degli arrestati, gli investigatori hanno sequestrato anche una pistola revolver carica, tre caricatori per pistole automatiche, una sessantina di proiettili calibro 9. Tutto abilmente occultato.

Ma non solo.

La pistola sequestrata

Piccola piantagione di marijuana

In una delle ville perquisite è stata trovata anche una piccola piantagione di marijuana, oggetti di valore e poi ancora cassette di sicurezza, computer portatili e una voluminosa documentazione bancaria  che, in mano agli investigatori, sarà usata per incrociare i dati già emersi nel corso dell’indagine con i capi di accusa che, ricordiamo, riguardano usura e racket.

La notizia dei sei arresti ieri ha sollevato un polverone in città dove le famiglie Lo Porto, Cestari e Olivieri sono molto conosciute sia nel quartiere popolare di Praia che nell’ambito della comunità sinti.

Uno degli arrestati era stato candidato al consiglio comunale

Riccardo Lo Porto, in particolare, arrestato con il padre Emanuele e la madre Antonietta Cestari, è stato anche candidato nella lista “I Giovani Astigiani” che, nel 2017, sostenne Maurizio Rasero a sindaco di Asti. Non entrò in consiglio comunale per pochi voti.

Riccardo Lo Porto all’epoca della sua candidatura

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