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Asti: 87 anni, ai domiciliari per omicidio in casa di riposo, aggredisce ospiti e personale

Nel luglio del 2013 aveva freddato il vicino di casa, in corso Alfieri, per beghe legate alla gestione degli spazi comuni condominiali

L’omicidio risale al 2013

Esattamente sei anni fa aveva freddato il vicino di casa con un colpo di pistola. Parliamo di Isidoro Schillaci, oggi 87enne, che nella mattina del 16 luglio ha preso con sè una pistola, è sceso di un piano nel condominio in cui abitava in corso Alfieri (nella foto), ha suonato al campanetto di Calogero Pirrello, fabbro di 57 anni e gli ha esploso due colpi uccidendolo sul colpo e rischiando di ferire gravemente anche la moglie della vittima, intervenuta in soccorso del marito.

Per quel delitto Schillaci era stato condannato a 18 anni, con l’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio, che stava scontando, in regime domiciliare, alla casa di riposo Città di Asti.

Il pianerottolo sul quale è avvenuto l’omicidio

Aggressivo anche in casa di riposo

Ma anche qui non è riuscito a contenere la sua aggressività. Nei giorni scorsi, infatti, Schillaci ha aggredito un altro anziano ospite della struttura, prima puntandogli un coltello alla gola e poi inseguendolo per i corridoi delle parti comuni con il proprio bastone.

Revocati i domiciliari, ora è a Quarto

Il personale di turno della Casa di riposo è intervenuto per calmare Schillaci e poi ha chiesto l’intervento dei carabinieri che hanno denunciato l’anziano per minaccia grave. L’episodio è stato segnalato al Tribunale di Sorveglianza di Torino evidenziando l’incompatibilità della presenza dell’anziano nella casa di riposo. Il Tribunale, intanto, ha revocato il beneficio dei domiciliari disponendo che venisse riportato in carcere ed ora è rinchiuso a Quarto, ma anche questa è una sistemazione provvisoria perchè tutti sono concordi nel segnalare la totale inidoneità della struttura carceraria ad ospitare un uomo così anziano e così problematico.

Isidoro Schillaci

«Soffre di manie di persecuzione»

«Schillaci soffre di una sorta di mania di persecuzione che gli ossessiona la vita – commenta il suo difensore, l’avvocato La Matina – I figli mi riferiscono che, durante la sua permanenza alla Casa di Riposo, hanno cambiato numerosissime volte i lucchetti del suo armadietto perchè lui era convinto che persone entrassero in stanza, gli aprissero gli stipetti, frugassero fra le sue robe e gliele rubassero. A fronte di queste sue convinzioni ha sviluppato nuovamente un’aggressività difficile da contenere. In questi giorni si stanno cercando strutture alternative al carcere che siano in grado di ospitarlo».

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