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Asti, al processo per maltrattamenti in famiglia la vittima è il marito

La moglie lo faceva dormire nel garage, gli teneva le porte sbarrate, lo insultava

Moglie sul banco degli imputati

Un processo insolito non tanto per il reato che viene contestato, quello di maltrattamenti, ma perchè si svolge a parti inverse.
Nella stragrande maggioranza dei casi, nelle aule di tribunale sono uomini ad essere imputati di aver maltrattato le loro mogli, compagne, fidanzate che dopo anni di angherie trovano il coraggio di denunciare.
Qui no.
In questo caso è un uomo ad essere la vittima mentre imputata di maltrattamenti verso il coniuge è la moglie.
Hanno entrambi intorno ai 65 anni e vivono a Montegrosso.

Il racconto del marito

Davanti al giudice Bertolino l’uomo, ora ex marito dopo la causa di separazione, ha fatto un lungo e sofferto racconto di come siano stati gli anni del matrimonio dopo la nascita dei figli.
Una relazione fatta di soprusi, di ingiurie continue, di scatti di ira, di oggetti tirati addosso per rabbia, di maldicenze diffuse fra amici, parenti, colleghi di lavoro.

«Pensavo alla depressione post parto»

«Mia moglie è cambiata con la nascita dei nostri figli – ha raccontato – tanto che io pensavo si trattasse di una forma di depressione dovuta al parto. Ho insistito tanto perchè si facesse vedere da uno psicologo, ma lei ha sempre detto che ero io quello che aveva bisogno di cure mentali, non lei».
Un lento declino dei rapporti fatto di mancanza di rispetto fino agli ultimi anni che hanno poi spinto l’uomo a separarsi e a sporgere denuncia per quanto subito.

Lo faceva dormire nel garage

«Un giorno sono tornato a casa e nella mia parte del letto matrimoniale era stato messo un vecchio e sporco materasso – ha raccontato – pochi giorni dopo, mia moglie mi ha preparato la “camera da letto” nel garage della nostra casa. Dove prima tenevo l’auto, il trattore e gli arnesi per la vigna che coltivavo nel mio tempo libero, da quel momento in avanti ho vissuto quando ero a casa. Avevo solo la disponibilità della chiave di ingresso al garage mentre tutte le altre porte di case erano chiuse e io non avevo accesso».
E non solo.

«Mi rubava il cibo dal frigo»

«Mi compravo da mangiare e avevo un piccolo frigo e un fornello per prepararmi qualcosa, sempre nel garage e per bagno usavo la lavanderia di servizio dove mi ero sistemato un armadio minuscolo con pochi cambi di biancheria e di vestiti». Ma neppure la segregazione nel garage gli consentiva di stare in pace, secondo il suo racconto.
«Tante volte, quando tornavo da lavorare, trovato il frigo vuoto e dovevo tornare a farmi la spesa perchè spariva tutto. Quando è arrivato l’inverno mi sono quasi ammalato a dormire al freddo e ho sistemato una stufetta di fortuna. Non potevo salire al piano di sopra e se c’era qualcosa da dirsi, lo si faceva sempre tramite biglietti, altrimenti erano urla e insulti a cascata».

Il cellulare sequestrato

Una volta che la moglie lo ha sentito salutare un’amica al telefono, glielo ha strappato e glielo ha restituito dopo un mese e mezzo senza Sim e dunque senza rubrica.
L’uomo è costituito parte civile con l’avvocato Malabaila, l’ex moglie è difesa dall’avvocato Cerutti.

Daniela Peira

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