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Asti, arrestati 20 spacciatori: vendevano anche davanti a scuole medie e superiori

Operazione "Riki Cod" della Squadra Mobile di Asti

Operazione Riki Cod

Quando si faceva chiamare con il soprannome di Riki Cod non avrebbe immaginato che lo stesso nomignolo sarebbe stato scelto dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Asti per indicare una vasta operazione antidroga che ha portato ieri mattina all’arresto di 20 persone con l’accusa di spaccio.

Gli arrestati

Riki è il nome d’arte di Riccardo Schialva, 43 anni, astigiano, uno dei 20 arrestati. Con lui sono stati colpiti da misura di custodia cautelare in carcere Mahdi Chaabeni, 47 anni, Ahmed Mamni, 36 anni, Mourad Saidi, 40 anni, Moez Ben Hassen Bouchiba 43 anni, Hafedh Selmi, 44 anni, Kingsley Onieka Ohmara 44 anni e Pietro Origlia, 55 anni. Arresti domiciliari invece per Livio Bagarini, 43 anni, Massimo Bighi, 50 anni, Paolo Demaria, 50 anni, Antonio Ferrara, 60 anni, Xhemal Kiptiu, 53 anni e Michele Vacca, 48 anni.

Mancano all’appello ancora qualcuno per il quale è stato spiccato un mandato di cattura.

E’ stata lo stesso Questore di Asti, Alessandra Faranda Cordella a tracciare il perimetro nel quale è gemmata questa operazione: da un primo arresto di Schialva in flagranza è partita una complessa indagine fatta di intercettazioni ambientali, telefoniche e di pedinamenti che ha portato alla ricostruzione di tutto il mondo dello spaccio che girava intorno a “Riki”.

Un modo dove i confini etnici sono stati abbattuti: mentre fino a qualche anno fa si facevano la guerra per spartirsi i territori cittadini, oggi i gruppi di italiani, albanesi, tunisini e nigeriani convivono pacificamente, ognuno con i loro clienti. E, all’occorrenza si prestano la droga da vendere in una sorta di società di mutuo soccorso.

Molti degli arrestati sono “vecchie conoscenze” della Polizia e hanno un passato di tossicodipendenza che spesso si è ripresentata.

Seguivano tutti uno schema di spaccio molto semplice seppur molto diffuso, ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile Loris Petrillo.

Viaggiavano in treno

Il rifornimento avveniva sulla piazza di Torino, prevalentemente da grandi spacciatori nigeriani. Il viaggio di andata e ritorno per il capoluogo piemontese avveniva in treno, per limitare al massimo i controlli. La droga (eroina, cocaina, anfetamine e speedball) veniva già comprata in dosi confezionate in modo da poterle agevolmente inghiottire nel caso in cui si prospettasse un controllo della Polfer.

Le piazze astigiane dello spaccio

Anche se l’attività degli spacciatori si diramava per tutta la città, c’erano alcuni luoghi particolarmente frequentati dai loro clienti: corso Cavallotti, via Torricelli, via Fiume, via Zara, il Parco della Resistenza, il Parco dei Partigiani e la zona che dalla piazza della stazione ferroviaria andava lungo tutto corso Matteotti.

Spesso, per non mandare per strada i loro clienti completamente “strafatti” ed attirare dunque l’attenzione, molti spacciatori mettevano anche a disposizione il loro appartamento. Una sorta di “rifugio” in cui i consumatori passavano il primo momento di sballo fino a quando non erano di nuovo “presentabili”.

12 mila ore di intercettazione

In oltre un anno di indagine sono state effettuate complessivamente 12 mila ore di intercettazioni e documentata la cessione di 28 mila dosi per un equivalente di circa 7 chilogrammi di droga.

«Riteniamo questa operazione un importante segno di attenzione verso la sicurezza della città e verso il futuro dei suoi giovani – ha commentato il Questore – perché i clienti di queste bande di spaccio erano prevalentemente ragazzi, molti anche sotto i 18 anni. Negli atti vi è lo spaccio anche davanti ad una scuola media e a una scuola superiore».

 

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