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Asti, arrestato un “invisibile” che movimentava contanti per milioni di euro

In carcere con l'accusa di riciclaggio di denaro. Metteva a disposizione i suoi conti per ricevere versamenti di ingenti somme e poi, nel giro di qualche ora, ritirava tutto in contanti

Indagine della polizia giudiziaria

Un’indagine di quelle dove la pazienza e la tenacia sono fondamentali per poter cogliere ogni minimo movimento e ogni minima traccia lasciata da chi, per professione, ha imparato a non lasciarne.

E’ quella portata a segno dalla polizia giudiziaria della Procura di Asti, aliquota Polizia di Stato, terminata con l’arresto di un braidese, Claudio Enzo Di Prima, 64 anni, formalmente un “invisibile”, visto che non ha nulla di intestato: nè auto, nè case, nè utenze telefoniche. Riconducibili a lui, però, due numeri di Partita Iva: uno in qualità di ditta individuale non meglio definita, l’altro per una società di consulenze fiscali.

Ed è grazie a queste due aziende che, secondo le indagini della Procura (coordinate dal Procuratore Perduca e dal sostituto Macciò), Di Prima riciclava ingenti somme di denaro e le trasformava in contanti di cui si sono perse le tracce.

Movimentato oltre 1 milione di euro in sei mesi

Sei mesi di indagini serrate e molto meticolose per ricostruire giri di soldi di milioni di euro. Nel solo periodo attenzionato dal sovrintendente Charbonnier e dall’assistente capo Balla, Di Prima si è visto versare sui vari conti correnti delle due società una cifra di circa un milione di euro a fronte di fatture ritenute palesemente fasulle.

Un professionista dei prelievi

Quello in cui l’arrestato era un vero professionista, era la rapidità con la quale riusciva a svuotare i conti delle sue società appena accreditati i versamenti.

Somme ingenti, parliamo anche di 30-40  mila euro per volta, non restavano sui conti dal mattino alla sera. A costo di spostarsi in Lombardia, Liguria e in svariate città del Piemonte nello stesso giorno, l’uomo faceva tanti prelievi quanti bastavano per incassare l’intera cifra in contanti. Prevalentemente su conti correnti e carte appoggiate al circuito bancario delle Poste.

Un’indagine che si è basata su una poderosa documentazione delle movimentazioni dei conti e degli ingenti prelievi di contanti dei quali, per ora, non si conosce la destinazione.

Le società che versavano si trovano in Lombardia

Proseguono gli accertamenti sulle società che versavano sui suoi conti, tutte con sede nell’hinterland milanese e in grandi centri della Lombardia.

All’interrogatorio di convalida, Di Prima, dal carcere di Alessandria in cui si trova detenuto, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere ma presto verrà di nuovo sentito dalla Procura per fare chiarezza su questo suo addebitato ruolo di intermediario nella catena di riciclaggio di denaro dalla dubbia provenienza. L’ipotesi è che l’uomo facesse semplicemente transitare il denaro sui suoi conti e che per questa sua “disponibilità” oltre che per i ritiri in contanti, gli venisse riconosciuta una percentuale di quanto movimentato.

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