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Cronaca
Processo

Asti, battaglia in aula su un testimone e spunta un carteggio della Procura

In merito ad un processo “costola” di quello sugli abusi edilizi a Celle Enomondo

Un processo che continua ad originarne altri in una lunga catena di reati e imputati legati dalla prima contestazione di abusi edilizi nella ristrutturazione di due case di Celle Enomondo.

E questo, come prima conseguenza, provoca un lungo rimpallo dei processi nuovi fra giudici che non possono occuparsene perché incompatibili avendo già dettato sentenze sui diversi aspetti della stessa questione.

Il processo “madre” è quello sugli abusi edilizi sulle due case dal quale è derivato, prima, un altro processo a carico del sindaco dell’epoca, amministratori  e di tecnici comunali per abuso d’ufficio. A scalare, sono stati indagati anche i vari professionisti che, negli anni, si sono susseguiti nella trattazione delle richieste di sanatoria per gli stessi lavori oggetto del primo processo.

Come è accaduto all’ingegnere che oggi era imputato per false attestazioni dello stato dell’arte dei lavori nella casa di uno dei due proprietari all’atto di chiedere la sanatoria degli interventi.

Mentre il pm è sempre il procuratore aggiunto Paone, il giudice che ha preso in carico il processo è il dottor Bertelli Motta, dopo l’astensione  per incompatibilità di altri quattro colleghi del tribunale di Asti.

La sentenza legata al processo principale è arrivata nell’aprile del 2019 e vide l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” di tutti gli imputati di uno dei due cantieri (quello indicato come il caso del “terrazzo chiuso”): proprietario, progettista, responsabile dell’ufficio tecnico di Celle, impresario che fece i lavori.

E’ proprio su quel cantiere che il pm Paone ha chiamato a rispondere l’ingegnere che nel 2018, mentre il processo era in corso, chiese due diverse sanatorie.

Difeso dall’avvocato Pierpaolo Berardi, l’ingegnere ha chiamato a deporre, fra i testi a difesa, anche il tecnico comunale che all’epoca si occupò della pratica in sostituzione dei colleghi sotto processo.

Una citazione a testimoniare contro la quale il pm Paone ha eccepito chiedendo che venisse revocata la sua ammissione a parlare in aula in quanto non era chiaro se dovrà deporre come testimone puro o come consulente.

A questa eccezione l’avvocato Berardi ha risposto rivelando un carteggio che non è stato ricompreso nel fascicolo del processo.

In particolare ha prodotto al giudice copia di tre lettere inviate dal procuratore aggiunto Paone al Comune di Celle, (una a maggio del 2019 dopo la sentenza di assoluzione e due a luglio e settembre del 2020) in cui chiede all’amministrazione comunale provvedimenti   contro il proprietario dell’immobile per il quale, seppur solo in primo grado, era stata dettata sentenza di assoluzione e anche di prendere opportuni provvedimenti contro  il tecnico comunale già indicato come teste dalla difesa dell’ingegnere imputato di false dichiarazioni.

Il giudice ha stabilito che quel teste può deporre in aula, ha messo agli atti la copia delle lettere mandate dalla Procura al Comune di Celle e ha avvisato la difesa che, quando interrogherà il tecnico comunale, non potrà fare riferimento a questo carteggio.

Intanto ieri in Corte d’Appello si è tenuta la prima udienza di secondo grado per il processo terminato con l’assoluzione poi rinviato a giugno mentre il 3 marzo, sempre a Torino, verrà trattata la posizione di sindaco, amministratori e tecnici comunali.

 

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