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Cronaca
Esoterismo e tribunali

Asti, condannati anche in appello i riti di Maga Mady

La pena ridotta ad un anno per intervenuta prescrizione di alcune accuse, ma la responsabilità rimane. Già annunciato il ricorso in Cassazione

Antonietta Manetta, in arte Maga Mady ci sperava in un’assoluzione da parte della Corte d’Appello di Torino ma ha ottenuto solo uno “sconto” ad 1 anno di condanna definitiva per l’intervenuta prescrizione di alcuni reati minori legati a quello principale di truffa.
Si è tenuto nei giorni scorsi a Torino il processo di secondo grado che aveva visto ad Asti condannata ad 1 anno e mezzo la Maga Mady, titolare di una doppia attività commerciale che fa convivere in via Baudoin, in uno spazio ridottissimo, sia una rivendita di generi alimentari che il suo studio di cartomanzia.
A portarla a processo era stata la denuncia di una impiegata di Torino, sua ex cliente, che ha frequentato la Maga Mady per oltre 7 anni chiedendole riti magici per ogni aspetto della sua vita: quello amoroso, quello lavorativo, quello famigliare e anche per vendere un alloggio. In questi anni l’impiegata avrebbe versato una somma intorno ai 50 mila euro in assegni o bonifici per i servizi prestati dalla cartomante astigiana.
Pagamenti che la stessa imputata, difesa dall’avvocato Pescarmona, non ha mai rinnegato e di cui ha tenuto dettagliata contabilità. Quello che la Manetta contesta è di essere accusata di aver “abbindolato” la cliente facendole credere che solo rivolgendosi ai suoi servizi le cose le sarebbero andate bene. Questo perché, ha sostenuto la difesa in primo e secondo grado e lei stessa, la cliente era una donna perfettamente capace di intendere e di volere, che ha dato prova di saper gestire lavoro e affari personali e dunque in grado di rivolgersi in piena consapevolezza alla Maga. Di diverso avviso la versione dell’impiegata, costituita parte civile con l’avvocato Giulio Calosso, che invece ha ripetuto in aula che lei si rivolgeva alla maga perché quella donna aveva una personalità magnetica che l’attraeva e aveva capito che lei era in un momento di debolezza emotiva che non le consentiva di rendersi conto delle sue decisioni. Confermata la provvisionale di 15 mila euro alla parte civile in attesa di separata causa per risarcimento. Già annunciato ricorso in Cassazione.

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