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Asti, dal carcere mandava la madre e il compagno a riscuotere i crediti dello spaccio: tutti condannati

Aveva ceduto una grande partita di marijuana ad un cliente sardo che non lo aveva pagato visto che era finito dentro

Il figlio in carcere per 60 chili di marijuana

Il figlio era stato arrestato per traffico di ingenti quantità di marijuana (60 chili) e i genitori sono andati per conto suo a riscuotere il pagamento di una fornitura che l’acquirente pensava di poter non saldare proprio approfittando della carcerazione del suo fornitore.
E’ finita con tre condanne il processo che si è tenuto a Milano a carico di una stessa famiglia: figlio, madre e convivente di quest’ultima.

Vantava un credito di 25 mila euro

La storia risale a qualche anno fa quando il figlio aveva venduto una fornitura di circa 30 chili di marijuana ad un suo “cliente” di Sassari. Aveva ricevuto in pagamento solo un acconto ma il saldo non gli è mai arrivato perchè, nel frattempo, era stato arrestato perchè trovato con 60 chili di marijuana.
Evidentemente il cliente sardo pensava di poter evitare il saldo del pagamento approfittando del fatto che il suo fornitore era stato arrestato ma quest’ultimo non aveva affatto dimenticato il suo credito.
E, durante la carcerazione, aveva convinto la madre e il convivente di essa ad andare a riscuotere quei 25 mila euro dal cliente sardo.

Negli atti anche minacce di morte

Era partita così una manovra di “pressione” nei confronti del debitore con telefonate, messaggi, addirittura un incontro di persona a Sassari con la coppia e un appuntamento all’aeroporto di Malpensa con una terza persona che lo avrebbe minacciato di morte.
A supporto dell’accusa, una serie di intercettazioni telefoniche, altre ambientali in carcere durante i colloqui fra madre e figlio e sull’auto della coppia.
Il processo era partito a Sassari, poi era stato trasferito ad Asti e poi ancora a Milano, visto che lì si è consumato il reato più grave di minaccia aggravata. Al termine del processo, in cui la famiglia era difesa dall’avvocato astigiano Marco Calosso, a fronte di una richiesta del pm di una condanna a 9 anni per il figlio e a 8 anni per la madre e il convivente, il giudice ha inflitto 4 anni al ragazzo e 2 anni alla coppia. (foto di repertorio)

Daniela Peira

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