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Asti, giovane detenuto fa un appello disperato: «Mandateci delle mascherine»

Attraverso le videochiamate alla zia racconta la paura del contagio in cella

Focolai nelle carceri

Il primo a parlare di allarme focolai Covid nelle carceri piemontesi era stato il Garante dei Detenuti, Bruno Mellano che pochi giorni fa ha snocciolato i dati: 28 positivi fra agenti ed operatori all’interno delle carceri piemontesi e stesso numero di positivi fra i detenuti con una concentrazione ad Alessandria, al Don Soria dove è scaturito un focolaio che, come in ogni struttura comunitaria chiusa, ha attecchito velocemente.
Ma tanta è la paura anche all’altro carcere di Alessandria, quello di San Michele.

L’appello tramite la zia

L’appello disperato, questa volta, arriva direttamente da un detenuto astigiano per voce della zia.
Roberta, questo il nome della zia, non potendo più presentarsi per i colloqui di persona, comunica con lui attraverso le videochiamate sorvegliate. Il nipote ha 26 anni e sta scontando una pena per reati contro il patrimonio e per evasione dal regime di sorveglianza.
«Sono terrorizzati – racconta la zia – ogni telefonata gira intorno alla paura di contrarre il virus e al senso di impotenza per evitarlo. Mio nipote mi ha raccontato che in carcere non sempre si attuano le misure di prevenzione e, soprattutto, mancano i più elementari dispostivi di protezione individuale come le mascherine. Ho messo mano ai risparmi e nel prossimo pacco gli manderò tutte le mascherine che riuscirò a comprare, per lui e per altri detenuti».

Niente tamponi e la paura di essere contagiati

Secondo il racconto del ragazzo, non vengono fatti i tamponi e molti di loro hanno paura di essere stati contagiati, ma non sanno come e cosa fare, visto che non hanno alcuna libertà di decisione in merito. Una situazione che va a gravare sulle tensioni già alte riguardo ai colloqui nuovamente contingentati. Il giovane detenuto astigiano, ad esempio, da febbraio non vede la figlioletta piccola perché non le è stato più consentito di entrare con la madre nelle salette colloqui.

«Hanno sbagliato, stanno scontando la pena e meritano un po’ di attenzione»

«Anche durante i cosiddetti momenti di “socialità” – prosegue il racconto della zia – mi ha raccontato che non tutti indossano le mascherine (molti perché non hanno i soldi per procurarsele e non hanno nessuno da fuori che le spedisca) e dunque il rischio di essere contagiati aumenta di molto. Chiedono che venga rispettata la loro salute. E’ vero che hanno sbagliato e nessuno di loro nasconde le responsabilità, ma se sono in carcere è perché stanno scontando la pena, stanno pagando per i loro errori e meritano un po’ di attenzione».