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Asti, i clienti cocainomani si trasformavano in “subappaltatori” dello spaccio

Dettagli emersi dall'indagine "Fiori dell'Est" della Squadra Mobile di Asti

Nomi in codice per le dosi

La cocaina era “formaggio”, “parmigiano”, “mozzarella” “birra”, “macchina” “trapano”, “cacciavite”, “lavoro” o, nei momenti più raffinati, “fromages”.
Queste le parole in codice che spacciatori e clienti usavano per prenotare le cessioni e prendere gli appuntamenti per il ritiro delle dosi di cocaina.
E’ uno dei dettagli dell’operazione “Fiori dell’Est” che ha smantellato un importante giro di spaccio in città.

La sede logistica in un chiosco

La sede logistica dello spaccio era uno dei chioschi in campo del Palio, il cui titolare, albanese, è uno degli arrestati. Suo braccio destro operativo era il cognato, connazionale, cui era affidato solitamente il “recupero crediti” nei confronti di clienti indietro con i pagamenti delle dosi.

Vendita “a gancio”

Le indagini hanno delineato un rapporto molto stretto fra gli spacciatori e i clienti che, a loro volta, erano spesso loro stessi dei “subappaltatori” dello spaccio. Insieme alle dosi per consumo personale, infatti, gli spacciatori spesso affidavano loro delle dosi in più da vendere “a gancio”, ovvero a credito. E proprio questi debiti verso gli spacciatori hanno fatto passare più di un brutto momento ai clienti in ritardo con i pagamenti. In un caso, ad esempio, il cliente debitore è stato violentemente pestato riportando la frattura di naso e zigomi e nonostante avesse la faccia gonfia come un pallone, lo spacciatore lo minacciava in continuazione fino a concedergli una settimana di tregua a patto che uscisse, anche in quelle condizioni, a lavorare per racimolare i soldi utili ad estinguere il debito.

Bigliettini con i debiti dei clienti

E di bigliettini che tenevano la contabilità dei debiti dei clienti ne sono stati trovati durante le perquisizioni fatte il giorno degli arresti.
In un altro caso, contattato dall’”esattore” della banda, uno dei clienti si trovava al lavoro e, visto che avrebbe finito tardi, ha chiesto al suo creditore di andare in banca a prendere il numero alle casse in modo da poter ritirare il denaro per saldare il debito senza fare coda.
Il forte legame fra spacciatore e clienti è dato anche da un altro episodio in cui un tossicodipendente fermato dalla Polizia subito dopo aver comprato una dose da uno degli albanesi arrestati, non sapendo di essere stato seguito, ha dichiarato di averla acquistata da un nigeriano, facendone nome e cognome, pur di non far avere fastidi al vero spacciatore.

Consegna anche in ospedale

Le consegne avvenivano in tutta la città, anche vicino a farmacie, supermercati, sale scommesse; in un caso la consegna è avvenuta direttamente in ospedale (in epoca ante Covid).
In questi giorni è iniziato il giro degli interrogatori alla presenza di numerosi avvocati difensori fra i quali Malabaila, Caranzano, Rattazzi, Lamatina.

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