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Asti, il giudice Alberto Giannone eletto nel consiglio giudiziario

E' uno dei 13 magistrati che compongono l'organo locale del Csm per Piemonte e Valle d'Aosta

A lui ben 53 preferenze

Presenza astigiana confermata nel Consiglio Giudiziario del Csm del distretto della Corte d’Appello di Torino.
Il dottor Alberto Giannone, giudice coordinatore della sezione penale del Tribunale di Asti, con ben 53 voti, è stato eletto componente del consiglio formato complessivamente da 7 giudici e 3 pubblici ministeri oltre che da 3 avvocati e 1 docente universitario.

Prima di lui il giudice Rampini

I colleghi di Piemonte e Valle d’Aosta hanno accordato le preferenze al giudice astigiano che si era candidato come indipendente e che subentra idealmente al dottor Paolo Rampini, presidente di sezione, che è stato componente nel quadriennio appena scaduto.
Una presenza, quella del dottor Giannone, significativa perchè, dei 10 magistrati presenti nel Consiglio giudiziario, 8 sono in servizio a Torino e solo lui e il collega Bargero di Alessandria provengono da un tribunale del territorio.

Da gip a giudice di dibattimento dei processi di ‘ndrangheta

A lungo nel ruolo di Gip, da un anno è tornato in dibattimento presiedendo, fra gli altri processi, anche quelli complessi sulle infilrazioni ‘ndranghetiste nell’Astigiano e in Piemonte: lui è il presidente sia del processo Barbarossa che di quelli riunificati Carminius e Fenice.

Le funzioni del Consiglio

Il Consiglio giudiziario rappresenta un organo ausiliario delocalizzato del Csm e ha funzioni consultive.
Si occupa di formulare i pareri sui magistrati destinati a ricoprire incarichi ai vertici degli uffici direttivi (presidenti di tribunale e Procuratori della Repubblica) e semi direttivi (procuratorei aggiunti e presidenti di sezione). Perchè tutti i magistrati del Piemonte, ogni quattro anni vengono valutati almeno una volta nelle cosiddette “valutazioni di professionalità”.
Altro compito del Consiglio giudiziario è il controllo sull’organizzazione del lavoro nei tribunali per garantire un’equa distribuzione di incarichi e carichi di lavoro; sovrintende al cosiddetto “sistema tabellare”.
Altro compito del Consiglio è la verifica sui flussi di sentenze, processi, rinvii. Si tratta di una sorta di contabilità sulla produttività di ogni singolo tribunale.
E poi il compito più ingrato, ovvero l’istruttoria e la vigilanza sull’operato di uffici o magistrati sui quali vengano sollevati dubbi di correttezza. E’ il consiglio giudiziario ad attuarla e a trasmettere gli esiti al Csm cui spetta comunque ogni provvedimento finale.

d.p.

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