msa-asti-122628.660x368
Cronaca
Guardia di finanza

Asti, la Guardia di Finanza sequestra il capannone della ex Msa di Montante

Un valore stimato in circa 4 milioni e mezzo di euro da preservare per tacitare in futuro i creditori della bancarotta fraudolenta su cui indaga la Procura.

Sequestro giudiziario cautelativo notificato in questi giorni a 10 indagati fra i quali l’imprenditore siciliano Antonello Montante. Il nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Asti su ordine del sostituto procuratore Laura Deodato ha sequestrato il capannone e l’intero complesso industriale della Msa in corso Alessandria. Un’area molto estesa per un valore stimato in circa 4 milioni e mezzo di euro.

E’ un atto seguente al fallimento della Msa dichiarato l’anno scorso e riguarda una serie di operazioni commerciali ed industriali che risalgono agli anni precedenti, quando a gestirla c’erano persone molto vicine a Montante il quale, nonostante fosse indagato per lo scandalo dei dossier trovati nella sua abitazione siciliana, riusciva ugualmente a controllare le scelte economiche della società.

La Msa, dopo il fallimento, è stata rilevata da un gruppo di imprenditori bresciani che ne hanno salvato la produzione, l’hanno ribattezzata Msa Damper e stanno dando lavoro a oltre 40 operai. La nuova gestione non ha nulla a che fare con i fatti contestati a Montante e ai suoi collaboratori, tutti siciliani come lui. Tanto che i nuovi imprenditori stanno lasciando il capannone sequestrato per trasferirsi, entro l’estate, in uno vicino acquistato dalla loro società per proseguire regolarmente la produzione.

I fatti contestati dal pm Deodato riguardano la gestione antecendente: a Montante e agli altri indagati vengono contestate delle cessioni di beni e di impianti a società terze senza adeguati corrispettivi. Salvo poi “riaffittare” o noleggiare gli stessi beni e impianti per mandare avanti la produzione a prezzi di molto maggiorati rispetto al poco incassato.

Un modo, accusa la Procura, per depauperare il patrimonio della società a favore di prestanome compiacenti che, con questo sistema del noleggio e dell’affitto, avrebbero attinto risorse importanti dai bilanci sottraendoli dunque ad eventuali aggressioni dell’Erario e dei creditori.

«Inoltre – si legge in un comunicato della Guardia di Finanza – sono state dissipate le risorse della società mediante l’esecuzione di numerosi pagamenti anticipati e preferenziali a società terze sempre riconducibili agli indagati aggravando il dissesto e cagionando un passivo contabile di oltre 15 milioni di euro alla data di dichiarazione del fallimento».

Con il sequestro attuato in questi giorni, il complesso industriale potrà continuare ad essere utilizzato dalla nuova società ma nessuno dei proprietari indagati potrà disporne la cessione; in questo modo la Procura lo protegge fino alla chiusura del procedimento fallimentare preservandolo per tacitare i creditori fra i quali ci sono anche i lavoratori ai quali non sono stati versati tutti i contributi previdenziali maturati.

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Scopri inoltre:

Edizione digitale
Precedente
Successivo