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Asti, lettera a Rodolfo: «Sei stato un faro per tanti appassionati di filatelia, ci mancherai»

Affettuosa lettera di un collezionista all'uomo morto lunedì mattina in via Cavour

Deceduto lunedì mattina

C’è un ricordo diverso di Rodolfo Dominese, l’uomo di 77 anni fa che lunedì si è tolto la vita dando inizio ad una tragedia familiare che si è consumata nella mattina anche oltre ai confini delle mura domestiche.

Un ricordo bello, affettuoso e di riconoscimento alla sua grande conoscenza e passione per il mondo della filatelia.

Lo tratteggia un collezionista astigiano, Francesco Baino, che ci ha inviato la lettera che pubblichiamo integrale di seguito.

La lettera

«Ho incontrato per la prima volta Rodolfo Dominese vent’anni fa, nel 1999, al mercatino dell’antiquariato di Asti. Colleziono francobolli da quando ero bambino – una passione viscerale che mi accompagna tuttora: passai quasi un’ora al suo banco in piazza San Secondo davanti a Buffetti, e comprai una bella lettera risalente ai primi anni del Regno d’Italia (1862) che ancora conservo. Rodolfo, un po’ stupito di trovarsi di fronte un collezionista così giovane (ero studente di quarta liceo) e appassionato, mi invitò a fargli visita nel suo negozio di Via Aliberti. Vi andai dopo qualche tempo con l’intenzione di farmi un “auto-regalo” per il mio compleanno: entrai un poco intimorito in quel tempio del collezionismo, e ricordo che in quell’occasione Rodolfo non c’era, ma incontrai dietro il banco una delle sue figlie. Comprai una letterina del Ducato di Parma (1859), vi tornai una seconda volta pochi giorni dopo, e poi altre ancora nei mesi successivi. Sfogliare quegli album era per me come essere ad un vero “parco di divertimenti”: ho ancora davanti agli occhi lettere ed affrancature di grande qualità e bellezza degli Antichi Stati Italiani preunitari, che mai avevo visto neppure sui cataloghi. Il negozio venne poi ceduto ma continuai a frequentare la casa di Rodolfo dove c’erano sempre delle sorprese filateliche da ammirare e, soprattutto, la possibilità di imparare. Rodolfo aveva un carattere non propriamente dolce, ma aveva una disponibilità impareggiabile ed era un lavoratore infaticabile, corretto e umile: nonostante fosse molto conosciuto nel mondo filatelico italiano e d’oltralpe, fuggiva la notorietà. Lo chiamavo al telefono chiedendogli “Posso passare da te?” e sempre ricevevo la risposta “Passa quando vuoi, basta che mi avvisi un’ora prima!”. Aveva sempre qualche aneddoto della sua lunga carriera di mercante filatelico da raccontare, o qualche pezzo pregiato e insolito da mostrarmi. E durante le mie visite non mancava mai la presenza discreta della moglie, una delle persone più gentili che abbia conosciuto. “I francobolli sono nati in Italia molti anni prima del Penny Black in Inghilterra, e quasi nessuno lo sa!” si doleva spesso Rodolfo. Eh sì, perché nel gennaio del 1820 facevano la loro comparsa nel Regno di Sardegna i precursori dei francobolli – i cosiddetti “Cavallini”, buste su cui era prestampata la somma in centesimi da corrispondere alle poste, che anticiparono di vent’anni (1840) la nascita del “Penny Black”, il primo francobollo adesivo del mondo con l’effigie della regina Vittoria. Rodolfo, sei volato via in questo gennaio 2020, proprio duecento anni dopo la comparsa dei “Cavallini”, (nella foto) su cui era anche impressa la figura di una genietto a cavallo che suonava un corno (il “corno postale” appunto) per annunciare l’arrivo della posta. Tu hai suonato per tutta la vita il corno, anzi la tromba della filatelia per tanti appassionati: ci mancherai».

Francesco Baino

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