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Asti, lo sparo mortale in corso Matteotti per “lavare” un’offesa all’onore

Poco prima vittima e omicida avevano litigato per un pesante complimento alla ragazza dell'uomo freddato dal colpo di pistola

Attesa per il nullaosta

Martedì si è tenuta l’autopsia su Adriatic Xhafa, il cittadino albanese di 39 anni che è morto nella notte fra venerdì e sabato all’ospedale di Asti dove era ricoverato in condizioni disperate dal 24 ottobre.
L’uomo era stato attinto da un colpo di pistola mentre si trovava, a piedi, in corso Matteotti, di sabato sera, poco prima di mezzanotte. Un colpo in pieno addome che aveva reso da subito quasi impossibile tenerlo in vita. I medici della Rianimazione sono riusciti più volte a strapparlo alla morte, ma l’ultimo aggravamento ha provocato un’emorragia che è stato impossibile arrestare.
In questi giorni sono arrivati i primi parenti da Albania e Grecia ed è stata avvertita anche la figlia dell’uomo, avuta da un’italiana, che vive in Veneto.

L’accusa passa da tentato ad omicidio volontario

Con la morte di Xhafa si aggrava notevolmente la posizione di Gilmond Metaliu, il connazionale di 41 anni cui i carabinieri di Asti, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Laura Deodato, sono arrivati una decina di giorni dopo la sparatoria.
Ora Metaliu, difeso dall’avvocato Maurizio Lamatina, dovrà rispondere di omicidio volontario.

Gilmond Metaliu

Per uno sgarbo ad una ragazza

Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, è da ricercare in uno sgarbo alla fidanzata della vittima l’origine della lite fra i due uomini sfociata poi tragicamente nell’omicidio.
Quel sabato sera, secondo quanto trapelato, Metaliu si è presentato nel bar in cui lavora la fidanzata di Xhafa e avrebbe fatto degli apprezzamenti pesanti alla ragazza. Infastidita, ha informato il fidanzato del comportamento di quel cliente molto invadente e quest’ultimo si è presentato per fargli passare la voglia di scherzare con le ragazze degli altri. Ne è nato un alterco piuttosto vivace che però sembrava essere finito lì.
Invece non è stato così perché Metaliu, a bordo della BMW nera in suo possesso, sempre secondo la ricostruzione cui stanno lavorando gli investigatori, si sarebbe messo alla ricerca dell’uomo che lo aveva affrontato, per una sorta di vendetta d’onore.

Sceso dall’auto e fatto fuoco

Lo avrebbe intercettato in corso Matteotti, avrebbe fermato l’auto nel bel mezzo della strada, sceso giù, sparato il colpo a distanza di pochi metri e poi sarebbe risalito per darsi alla fuga, lasciando Xhafa morente sul marciapiede.

Provvidenziale soccorso  di un testimone casuale

Se il ferito non è morto per strada è stato grazie all’intervento provvidenziale di un ragazzo romeno che si trovava a qualche decina di metri dalla sparatoria mentre prelevava delle sigarette al distributore automatico della tabaccheria. Senza perder tempo ha caricato Xhafa sul suo furgone parcheggiato vicino e lo ha portato in Pronto Soccorso dove i medici hanno fatto il possibile per tenerlo in vita.

L’arrestato riconosciuto dalla fidanzata della vittima

Metaliu sarebbe già stato anche riconosciuto dalla fidanzata di Xhafa; un tassello in più nell’indagine che va ad aggiungersi all’analisi capillare di tutti gli impianti di videosorveglianza pubblici e privati della zona in cui è avvenuta la sparatoria.
I carabinieri hanno visionato migliaia di fotogrammi fino a rintracciare la BMW serie X6 nera che transitava in corso Matteotti nei minuti in cui è avvenuta la sparatoria e che fuggiva poi verso il cavalcavia Giolitti. Le telecamere non erano riuscite a immortalare il numero di targa, ma da una diversa luminosità tra i due fari anteriori, è stato possibile seguirla, sempre attraverso le telecamere, fino ad un garage di Isola d’Asti vicino al centro commerciale dei Bricchi.

Valigie pronte per fuggire

Al momento del suo arresto, Metaliu era stato trovato con le valigie pronte per la fuga. Già gravato da precedenti di polizia per reati contro la persona, falso ed armi, l’uomo per ora ha scelto di non rendere alcun interrogatorio in attesa, su consiglio del suo difensore, degli sviluppi delle indagini.
Fra questi rientrano anche gli accertamenti sulla BMW che è stata sequestrata e che potrebbe rivelare la presenza di residui di polvere da sparo se è l’auto guidata subito dopo aver fatto fuoco.

Daniela Peira

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