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Asti, l’operaio morto caduto dal tetto è il fratello di una vittima di femminicidio

Sua sorella, Saadia, venne uccisa dal marito nel loro alloggio di via Montebruno due anni fa

Un’altra sciagura in famiglia

Nel giro di appena due anni un’altra sciagura colpisce la famiglia marocchina Hammoudi. Stamattina Abderrahman, 52 anni, operaio edile, è deceduto dopo un gravissimo infortunio sul lavoro in un cantiere di corso Alessandria. Anche se la ricostruzione esatta della dinamica è ancora al vaglio dei carabinieri, l’uomo è caduto da un’altezza di oltre cinque metri mentre stava facendo dei lavori al tetto.

Ad ottobre del 2017 la sorella Saadia di 42 anni fu colpita mortalmente a coltellate dal marito nell’alloggio in cui vivevano in via Montebruno, dietro la sede Inps.

Un drammatico femminicidio avvenuto al culmine di una lite intervenuta dopo un periodo di gravi tensioni interne alla coppia.

Morta dissanguata sul balcone

La donna aveva chiesto aiuto ed era riuscita anche a raggiungere il balcone per gridare la sua paura ma la furia del marito era stata così violenta da rendere inutili i soccorsi, per quanto tempestivi e Saadia era morta dissanguata sul balcone di casa, sotto gli occhi dei vicini del condominio di fronte.

Per quell’efferato omicidio, il marito Sallah El Ghabaoui, di 48 anni fu condannato ad una pena di 18 anni.

Un delitto che era stato vissuto con grandissima sofferenza dalla famiglia di Saadia, soprattutto le sorelle e il fratello che vivono anche loro nell’Astigiano.

Si erano costituiti parte civile nel processo e avevano presenziato alle cerimonie organizzate in memoria della sorella, compresa la messa a dimora di un albero in via Madre Teresa di Calcutta su iniziativa del presidente del Consiglio comunale Giovanni Boccia che conosce molto bene la famiglia visto che Saadia era stata a lungo stimatissima badante della madre.

«Non sono morti inevitabili»

Dopo la Fillea, sindacato di categoria degli edili della Cgil, è lo stesso segretario generale Cgil di Asti, Luca Quagliotti ad intervenire sul drammatico infortunio di stamattina.

«La CGIL tutta si stringe intorno alla famiglia dell’operaio morto sul lavoro cadendo da un’impalcatura.

Ancora una volta un tragico evento colpisce il mondo del lavoro, quando finirà la strage? Quando smetteremo di aggiornare le statistiche degli infortuni, spesso mortali, sul lavoro?

La CGIL chiede da anni che aumentino gli organici degli enti deputati ai controlli sulla sicurezza.

Non è nostra intenzione colpevolizzare nessuno, sarà la magistratura insieme agli organi competenti a dover accertare cause e responsabilità, ma occorre una grande mobilitazione ed una comunità di intenti tra le forze sindacali, quelle datoriali e le istituzioni per dire basta con forza agli incidenti sul lavoro ed alle morti bianche e mettere in campo tutte le iniziative possibili in tema di sicurezza.

Non è vero che sono morti inevitabili. Nessun incidente sul lavoro è inevitabile. Con la formazione, le misure di sicurezza, la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, i controlli e una forte presa di coscienza del fenomeno, i morti sul lavoro diminuiranno. È necessario che tutti facciano la loro parte affinché non ci siano più giorni tragici».

 

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