Asti, omicidio Indino: ecco chi sono gli arrestati
Cronaca

Asti, omicidio Indino: ecco chi sono gli arrestati

150 le persone ascoltate dalla polizia, testimonianze raccolte, intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti scientifici e medico legali, l’acquisizione delle immagini registrate da sistemi di videosorveglianza installati in città hanno portato alla ricostruzione presentata dagli inquirenti

«Quando arrivai in piazza quel mattino mi si presentò una scena molto dura. Indino aveva il cranio completamente fratturato, con i segni di colpi al volto, alla nuca, al mento e politraumi su tutto il corpo. Il modo in cui era stato ucciso mostrava una grande aggressività e capimmo subito, inoltre, che non si era trattato di un delitto originato da una rapina». Sono le parole del Capo della Squadra mobile della polizia, il commissario capo Loris Petrillo, da cui è partito per illustrare i dettagli dell’operazione “Cometa 2015”, che ha portato, all’alba di questa mattina, all’arresto di cinque persone sospettate dell’omicidio di Francesco Indino, 52 anni, ucciso il 25 giugno 2015 in piazza Campo del Palio.

Un delitto terribile, attuato mediante un corpo contundente, forse una mazza, mai ritrovata, mentre l’uomo, che abitava con la famiglia a Montechiaro, si trovava accanto al camion su cui stava per salire, quel mattino, come d’abitudine, per recarsi a installare il banco di frutta e verdura al mercato. In manette sono finiti il suo titolare, Stefano Bagnasco, 56 anni, astigiano che all’epoca abitava a Costigliole, Massimo Blandini, 44 anni, titolare di un’azienda di ortofrutta ad Asti, Calogero Milioto, 57 anni, già in carcere, arrestato qualche giorno fa, sospettato di una rapina nel Torinese, Alban Hila, 45 anni, albanese, Afrim Jahja, 40 anni, anch’egli albanese. Questi ultimi tre erano dipendenti di Blandini nel periodo in cui fu ucciso Indino.

 

 

Gli arresti, su disposizione del Gip Giannone e su richiesta della Procura, sulla base degli elementi investigativi acquisiti dalla Squadra mobile, che collaborò con la Squadra mobile di Torino nella prima fase dell’indagine, sono stati eseguiti dal personale della polizia astigiana, congiuntamente ai nuclei del Reparto prevenzione crimine di Torino e alla Squadra cinofila di Torino. L’accusa per loro è di «omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dai motivi abbietti e futili».

150 le persone ascoltate dalla polizia, testimonianze raccolte, intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti scientifici e medico legali, l’acquisizione delle immagini registrate da sistemi di videosorveglianza installati in città hanno portato alla ricostruzione presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa alla presenza del Procuratore Alberto Perduca e del commissario capo Loris Petrillo. «Indino, arrivato in piazza insieme al suo datore di lavoro, sarebbe stato colto di sorpresa e aggredito dai tre dipendenti di Blandini, che riteniamo il mandante dell’omicidio – è stato spiegato dagli inquirenti – All’origine del delitto un debito di circa 20 mila euro che la ditta di Bagnasco aveva contratto con quella di Blandini. Era Indino a gestire l’attività di fornitura della ditta del suo datore di lavoro».

Il delitto sarebbe dunque maturato nel contesto lavorativo di Indino e per ragioni di natura economica. «Un fatto non isolato: si erano già verificati degli “avvertimenti” prima del delitto».

Marta Martiner Testa

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