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Asti, sei arrestati per usura: prestavano soldi e ne chiedevano in restituzione il doppio

Si tratta di pregiudicati astigiani, albanesi e di etnia sinti. Sequestrati beni per 270 mila euro, compresi Rolex in oro. In campo Polizia e Guardia di Finanza

Una “banca parallela”

Concedevano in prestito una somma e ne pretendevano il doppio in restituzione e, come garanzie, estorte sotto minaccia, si facevano intestare immobili e automezzi o emettere assegni bancari.

E’ questa, in estrema sintesi, la modalità con la quale operava una “banca parallela” al circuito ufficiale messa in piedi da un gruppo di persone già note alle cronache cittadine.

L’accusa arriva al termine di una lunga e complessa indagine congiunta condotta dalla Squadra Mobile e dal Nucleo di Polizia Economico finanziaria della Guardia di Finanza di Asti e culminata oggi in una serie di arresti, perquisizioni e notifica di sequestri preventivi ai fini della confisca.

Gli arrestati

Pesantemente indiziati di usura ed estorsione sono stati arrestati Emanuele Lo Porto, 60 anni, pregiudicato, Antonietta Cestari, 56 anni, Riccardo Lo Porto, 27 anni e poi Emanuel Olivieri di 35 anni, Rosa Vinotti di 53 anni e Kreshnik Nikolli di 44 anni. Solo obbligo di dimora per E. V., 40 anni albanese e obbligo di firma per E. V., 33 anni, anch’esso albanese.

Tra i  soggetti indagati alcuni sono anche fortemente sospettati di essere collegati alla criminalità organizzata astigiana.

Sequestrati beni per 270 mila euro

Nel blitz di questa mattina, oltre a personale della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, sono stati utilizzate anche unità cinofile anti valuta e anti esplosivo. Oltre agli arresti sono stati sequestrati beni mobili ed immobili per un valore di circa 270 mila euro compresi alcuni conti correnti bancari e preziosi orologi Rolex.

Ma l’operazione non è ancora finita perché sono ancora in corso numerose perquisizioni in abitazioni ma anche in aziende e in un centro sportivo astigiano.

A dirigere le operazioni congiunte il vice questore aggiunto Loris Petrillo per la Squadra Mobile e il tenente colonnello Andrea Mancini per la Finanza.

Situazione peggiorata durante il lockdown

Il sistema bancario parallelo sul quale è stato squarciato il velo era stato alimentato nelle ultime settimane dalla grave situazione di disagio economico provocata dal prolungato lockdown dovuto all’emergenza sanitaria.

A carico degli indagati vengono ricondotte numerose operazioni sospette in vorticosi flussi finanziari che erano caratterizzati sempre da un massiccio ricorso a prelievi e versamenti in contante, anche di rilevanti importi. E, soprattutto, non compatibili con i redditi dichiarati e le attività lavorative dei soggetti arrestati e denunciati stamattina. Nelle sue carte, la Finanza ha anche tracciato numerosi passaggi di proprietà di negozi e attività commerciali oltre a transazioni finanziarie che erano del tutto estranee al tipo di vita “ufficiale” condotta dai soggetti sotto indagine.

Intimidazioni a mano armata

Un giro di usura che poteva contare, secondo quanto accertato dagli inquirenti su un totale clima di omertà che era dettato sia dalle gravi minacce,  anche a mano armata, con le quali le vittime venivano intimidite e sa dal continuo bisogno di altri prestiti che esse stesse avevano proprio perché finite in un cappio finanziario dal quale non riuscivano più a liberarsi.

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