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Asti, un tesoro fermo da 15 anni sequestrato a coppia di sinti

Risale all'Operazione Bobi. Chiesto indietro dalla famiglia, la Procura ha proposto la confisca

Diviso in decine di bustine

Decine di bustine trasparenti contenenti orecchini, collane, anelli, pendenti, braccialetti e altri monili in oro per un valore stimato di circa 110 mila euro.
Ogni bustina è un “reperto” con tanto di numero di catalogo e da 15 anni è rimasta custodita nelle stanze blindate dei carabinieri che avevano fatto il maxi sequestro di oro nell’ambito dell’Operazione “Bobi” condotta dal nucleo operativo guidato allora dal luogotenente Puglisi.
Un’indagine del 2004 che aveva portato all’arresto di 42 persone ma ad un giro di indagati ancor più vasto che si estendeva anche su altre Procure e che ha disseminato processi in mezzo Nord Italia.
Le accuse erano di furto e ricettazione di oro e gioielli rubati nelle case.

Marito, moglie e suocera

Ma era una famiglia di nomadi sinti ad essere al centro di quella complessa indagine. Si tratta dei Laforè-Carrieri a casa dei quali, durante il blitz che aveva portato poi agli arresti, i carabinieri avevano trovato il vero e proprio “tesoro” in oro e argento.
Una parte era stata ritrovata nella casa dei Laforè, e un’altra parte nella cantina della nonna, nella casa accanto.
Per quella vicenda, la coppia di coniugi Laforè-Carrieri aveva patteggiato una pena a 3 anni e 5 mesi mentre per la madre della Carrieri era intervenuta la dichiarazione di estinzione del reato per l’avvenuto decesso nel 2007.

Chiesta la restituzione

La vicenda sembrava chiusa lì, ma è stata la richiesta della famiglia di dissequestro dell’oro non riconosciuto e non restituito (o solo in parte) a riaccendere le luci su quella famiglia, in un susseguirsi di corsi e ricorsi che va avanti dal 2012.
La Procura della Repubblica di Asti, insieme al Nucleo Investigativo dei carabinieri del Comando provinciale e all’aliquota carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, hanno nuovamente attenzionato la famiglia e ricostruito la sua situazione patrimoniale rispetto ai redditi dichiarati.

Dichiaravano 800 euro al mese

Una ricostruzione che è risalita fino al 1977 e che, a conti fatti, ha fatto risultare redditi ufficiali mensili inferiori agli 800 euro.
A fronte, però, di acquisti di case ed altri immobili, auto, camper, terreni, aziende e di accensione di un importante mutuo.
Per gli investigatori non ci sono dubbi: tutto quell’oro sequestrato nell’Operazione Bobi, anche se non riconosciuto dai derubati, era provento di furti.
Dunque il “tesoretto” non può essere restituito ma, al contrario, deve essere confiscato non essendo riuscita la coppia di sinti a giustificare la capacità patrimoniale per acquistarlo.

A gennaio l’udienza sulla confisca

Nella richiesta inviata dalla Procura della Repubblica di Asti al Tribunale di Torino che ha accettato la proposta di sequestro nell’ambito della misura di prevenzione patrimoniale, sono stati riversati anche molti atti dell’indagine originaria, comprese le intercettazioni telefoniche ed ambientali in cui emergeva che la coppia Laforè-Carrieri riusciva a movimentare fino a 20 chili di argento al giorno oltre ad altri svariati chili d’oro che pagava in contanti.
La famiglia di sinti ha tempo fino a gennaio per affinare la linea di difesa in occasione dell’udienza che si terrà innanzi al tribunale di Torino prima della pronuncia sulla definitiva confisca dell’oro.

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