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Cacciatori intercettati: revocato porto d’armi per le frasi di minaccia

Uno dei due è l'ex presidente provinciale di Federcaccia - La difesa: «Era solo una battuta ironica». Il riferimento al presidente riconfermato dell'Ambito Territoriale Caccia

Due presidenti di Federcaccia ascoltati al telefono

Il Tar ha respinto nei giorni scorsi entrambi i ricorsi contro il ritiro del porto d’armi effettuato dalle Questure di Asti e Alessandria a due cacciatori piemontesi.
Che non sono due cacciatori qualsiasi, bensì il presidente regionale di Federcaccia attualmente in carica, Bruno Morena e l’ex presidente provinciale di Asti, sempre di Federcaccia, Aldo Rosio.
Il severo provvedimento disposto dalle due Questure nasce da una intercettazione telefonica della polizia giudiziaria di Asti trascritta nell’agosto dell’anno scorso.
Le intercettazioni erano state disposte nell’ambito di una importante indagine coordinata dal sostituto procuratore Boschetto della Procura di Asti sulla fornitura di lepri per il ripopolamento delle zone di caccia.
L’operazione era stata definita “Lepus Aliena” perchè riguarda l’inserimento nell’ambiente faunistico locale di lepri provenienti da Paesi dell’Est europeo non certificate e a rischio di malattie.

Commentavano la riconferma alla presidenza dell’ATC di Asti

Ebbene, nell’ambito di questa intercettazione telefonica Rosio e Morena, che oltre ad essere ai verticidi Federcaccia sono anche amici di lunga data, ovviamente ignari di essere ascoltati, avevano commentato il rinnovo del direttivo dell’Azienda Territoriale Caccia dell’Astigiano. Erano giorni “caldi” per l’ambiente dei cacciatori astigiani e Rosio si era lamentato per l’elezione che si andava prospettando a capo dell’Atc, vista la profonda inimicizia che lo contrapponeva da tempo al presidente che sarebbe stato riconfermato.
«Era una conversazione fra amici, ero ignaro che il mio interlocutore fosse intercettato, e per stemperare un po’ il clima ho fatto una battuta a Rosio – racconta lo stesso Morena – dicendogli “E voi sparategli un colpo”. Era evidentemente una battuta, tanto che Rosio rispose in modo altrettanto ironico “Eh no, io al mio porto d’armi ci tengo”.»

Deciso il ritiro del porto d’armi

Ma, trattandosi di cacciatori che le armi le hanno in casa, le sanno maneggiare bene e considerando quella frase molto minacciosa, soprattutto a seguito della profonda inimicizia che intercorreva fra Rosio e il presidente in odor di riconferma a capo dell’Atc, le Questure hanno disposto per entrambi il sequestro del porto d’armi.
A distanza di pochi giorni, il Tar ha respinto la richiesta di sospensione di quel provvedimento, rinviando più avanti la decisione nel merito.
«Sono sereno e fiducioso che verrà riconosciuto come quella frase pronunciata fosse una metafora. Io sono un mite che non si è mai sognato di attaccare nessuno. E i miei associati lo sanno, visto che ho dato più volte le dimissioni da presidente ma sono sempre state rspinte dal consiglio che ha compreso come quella frase, ripeto, fosse stata detta a puro titolo di battuta».

«Era solo una battuta ironica»

«Non solo era evidente che si trattasse di una battuta – commenta l’avvocato Tommaso Conte che con il collega Paolo Bagnadentro assiste Aldo Rosio – ma il nostro assistito ha ricevuto quella frase dal suo interlocutore, non è stata pronunciata da lui. E quando Morena gliel’ha “lanciata”, lui ha glissato prendendone, nei fatti, le distanze e non dando alcun seguito alla provocazione ironica. Nessun intento minaccioso nei confronti del destinatario della battuta, pertanto il signor Rosio è assolutamente sereno su quanto è accaduto seppur dispiaciuto per la revoca del porto d’armi vista la sua grande passione per la caccia».

d.p.

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