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Canelli, pestarono a sangue una donna che non poteva pagare i debiti

Patteggiano i cinque arrestati dai carabinieri a febbraio nell'ambito dell'operazione Cross Over

Cinque patteggiamenti

Un’indagine che, partendo dal tentato suicidio di una tossicodipendente di 37 anni, ha svelato una rete di spaccio nel Canellese i cui appartenenti agivano con particolare violenza nei confronti di chi non pagava i debiti di droga.
E’ finita con una serie di patteggiamenti davanti al gip Morando l’inchiesta Cross Over dei carabinieri di Canelli che a febbraio di quest’anno aveva portato all’arresto di cinque persone.
Tutto il giro di spaccio ruotava intorno a G. B., 46 anni residente a Montegrosso e a M. C. di un anno più vecchio residente a Cassinasco, titolari di una carrozzeria. Era quello il luogo in cui organizzavano il loro giro di spaccio che si avvaleva di altri tre complici: D. B., italiano di 43 anni di Canelli, E I. albanese di 32 anni residente a Montegrosso e K. D. tunisino di 36 anni di Alessandria.
Bruttissimi gli episodi dei quali sono accusati perchè oltre allo spaccio, con la documentazione da parte dei carabinieri di decine di cessioni di cocaina a tossicodipendenti del Canellese, ci sono anche svariati pestaggi violenti a chi non poteva permettersi di saldare i debiti.
Come la donna che i carabinieri hanno salvato e che, fra le lacrime, ha confessato di volerla far finita perchè era terrorizzata da quei “commandi” punitivi che la malmenavano a sangue per non aver pagato le dosi di cocaina.
Nell’ultima aggressione, la più grave, uno degli “esattori” del gruppo, D. B. l’ha aspettata sulla porta di casa, l’ha spinta dentro e ha cominciato a prenderla a pugni e calci rompendole 12 denti, provocandole un profondo taglio al sopracciglio e ematomi e traumi al costato a causa dei calci sferrati quando la donna era già a terra. Non pago, le aveva strappato di mano alcuni gioielli di famiglia, un paio di occhiali, e un I-Pad come parziale saldo del debito di droga.
Altri tossicodipendenti hanno parlato di schiaffi, pugni, calci, eplicite minacce di morte.

I carabinieri, una volta identificato il gruppetto che spaventava a morte la donna che ha tentato il suicidio, ha disposto pedinamenti, intercettazioni telefoniche e altre ambientali arrivando a ricostruire una bella fetta dello spaccio che avevano in mano.
Le ordinazioni delle dosi erano sempre via telefono e ovviamente non si parlava esplicitamente di cocaina, bensì di palloni, cacciaviti, lattine di coca cola, piz ze.
All’interno della banda c’erano i fattorini che andavano a consegnare la droga, anche a domicilio e, quando i tossicodipendenti non pagavano, arrivavano gli “esattori” con la loro violenza.
La pena più pesante è stata quella patteggiata da D. B., a capo del pestaggio della canellese: difeso dagli avvocati Lavagetto e Negro ha patteggiato 3 anni e 5 mesi.
Per i due soci della carrozzeria, M.C. difeso da Buratti, 2 anni e 9 mesi e per G. B. difeso dall’avvocato Ratto 1 anno e 11 mesi. Stessa pena per E. I. difeso dagli avvocati Gai e Bona e 6 mesi per K. D. difesto dall’avvocato Monti.

Daniela Peira