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querelato dall'Asl", Casson su diossina
e cromo da Seveso a San Fedele
Cronaca Asti -

"Un medico denunciò i tumori e fu
querelato dall'Asl", Casson su diossina
e cromo da Seveso a San Fedele

Sabato scorso alla Casa del Popolo di via Brofferio è andato in scena l'ultimo appuntamento con la rassegna "I mesi del giallo". Nella serata è  stato presentato il libro "Diossina le verità nascoste" insieme all'autore, Paolo Rabitti, e al senatore Felice Casson. La storia è quella di Seveso, il più grande disastro della chimica italiana e della diossina che ha seminato morti fino a Mantova, ma è anche quella del cromo e dei solventi clorurati che hanno avvelenato l’acqua di San Fedele…

Tutto esaurito, sabato scorso, per l’ultimo appuntamento con la rassegna “I mesi del Giallo” alla Casa del Popolo. A presentare il libro “Diossina la verità nascoste”, l’autore Paolo Rabitti e il senatore Felice Casson. Una serata in cui si è parlato anche di Asti e della vicenda di San Fedele.

La storia è quella di Seveso, il più grande disastro della chimica italiana e della diossina che attraverso una trama di misteri è arrivata a seminare morti fino a Mantova ma è anche quella del cromo e dei solventi clorurati che hanno avvelenato l’acqua di San Fedele. «Di cui troppo spesso si dà per avvenuta una bonifica che invece è ancora al di là da venire – ha esordito Giovanni Pensabene – La città ha dovuto fare i conti con  un sindaco che ha patteggiato per i fatti della discarica di Valle Manina e con l’inquinamento da cromo. Vedo molte affinità con la storia di Mantova».

Tutto nasce dalle parole di un operaio: «Caro sindaco, prima di morire devo dirlo a qualcuno: nell’inceneritore abbiamo smaltito la roba di Seveso». Parole come pietre che dovrebbero portare allo sdegno prima e all’azione collettiva poi. E invece il silenzio. L’ostracismo nei confronti di chi cerca di capire. «Un giorno, anni dopo aver visto gli alberi del mio giardino diventare di colpo gialli come a Seveso – spiega Gloria  medico di base e moglie di Rabitti – mi sono resa conto che tutti gli abitanti di un condominio erano malati di sarcoma dei tessuti molli, una tipologia di cancro che un medico dovrebbe incontrare non più di due volte in una vita».

Invece i malati erano decine e le risposte di chi era preposto ai controlli ostili. «Quando ho reso nota una statistica dell’Asl – ricorda Rabitti – mi hanno querelato. Per aver diffuso dati loro!». Il numero di tumori era due volte e mezzo la media nazionale ma si è deciso di tacere. A Seveso, per motivi mai spiegati, saltò un disco di rottura e si liberò diossina. «Non si è mai saputo quanta – ha continuato Rabitti – Forse stavano costruendo armi, triclorofenolo sporco di diossina. Così si spiegherebbe l’omertà necessaria a bonificare il sito». Con i morti come effetti collaterali. Che non finiscono qui e continuano con i 42 bidoni pieni del materiale del reattore prima spariti e poi ritrovati nel cortile di un macello nel nord della Francia. «I bidoni arrivati, continua come un fiume in piena, sono privi delle costolature tipiche dei fusti contenenti rifiuti nucleari. Non sono quelli partiti».

Il gioco delle tre carte. «Il problema vero – chiude Rabitti – erano le 50.000 tonnellate di terreno da bonificare. Sparite. Dicono smaltite in un inceneritore nel Mare del Nord ma forse bruciate a Mantova». Ancora le parole di quell’operaio. «Stiamo parlando di responsabilità criminali – chiosa Felice Casson – Le parole sono sempre le stesse dal Petrolchimico all’Ilva. Di fronte ad un ricatto occupazionale chi ci rimette è il lavoratore visto che chi doveva controllare non lo ha fatto e anche i magistrati hanno colpe». Ma non solo loro perché, ha concluso Casson, se un operaio è costretto ad ammettere che: «Tra il rischio di perdere il lavoro adesso e quello di prendermi un cancro tra trent’anni difendo il mio lavoro» la politica ha perso, definitivamente.

Lodovico Pavese