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Caso Ceste, i consulenti di Michele potranno solo “guardare” i vestiti di Elena, ma non toccarli

Il team di consulenti delle indagini difensive incaricato di trovare prove per far riaprire il processo aveva chiesto di poter fare analisi biologiche sugli indumenti che Michele disse di aver trovato vicino al cancello di casa la mattina della sparizione della moglie

Trovati dal marito vicino al cancello di casa

Dovranno accontentarsi di guardare e, al massimo, di fotografare i vestiti di Elena portati da Michele in caserma a Costigliole la mattina della scomparsa della donna nel gennaio del 2014. I consulenti incaricati da Buoninconti per ripercorrere una serie di analisi tecniche con l’obiettivo di raccogliere sufficienti nuovi esiti che possano portare alla revisione del processo  che lo ha visto condannato in via definitiva a 30 anni per l’omicidio della moglie Elena Ceste, non potranno nè maneggiare, né eseguire nuove analisi su quegli indumenti che, a dire il vero, avrebbero già dovuto essere distrutti a seguito di un provvedimento del tribunale dell’inizio del 2019.

Indagini difensive per far riaprire il processo

E’ stata notificata poco  fa, infatti, l’integrazione dell’autorizzazione firmata dal gip Di Naro circa l’accesso a quegli indumenti richiesti dal dottor Eugenio D’Orio, consulente incaricato insieme ad un team di esperti messi insieme dalla Falco Investigazioni che ha accettato il mandato di Buoninconti e della sua famiglia per trovare nuove prove che possano far riaprire tutta la vicenda e portare ad una conclusione diversa da quella già sancita da tre gradi di giudizio.

Richiesta di fare indagini genetiche

I consulenti avevano richiesto la possibilità di eseguire delle analisi genetiche su quei vestiti che erano stati consegnati spontaneamente da Michele nelle ore immediatamente seguite alla sparizione della moglie.   Si tratta dei vestiti che il marito ha detto di aver trovato vicino al cancello di casa al suo rientro da Costigliole, quella mattina, dopo aver accompagnato a scuola i figli. Chiesta dai consulenti anche l’autorizzazione per un’analisi dei campioni prelevati sulle auto di Michele e della moglie.

Qualche giorno fa il gip astigiano aveva accolto la richiesta concedendo l’autorizzazione che oggi viene completata con un’integrazione che tiene conto delle osservazioni avanzate dalla   dottoressa Deodato, il pm tenace che aveva sostenuto la pubblica accusa in quel delicatissimo processo seguito ad indagini molto complesse.

La squadra di consulenti difensivi

Analisi solo con tutti i consulenti di parte

L’integrazione, sostanzialmente, autorizza i consulenti di Buoninconti ad una semplice analisi visiva da eseguirsi in presenza e sotto la supervisione di personale del reparto del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Asti. Gli stessi consulenti, su quegli stessi abiti, potranno ottenere la copia dei duplicati dei supporti informatici e delle fotografie dei reperti che facevano già parte del fascicolo del pm all’epoca del processo.

Analisi più approfondite e di natura biologica come auspicato dai consulenti potrebbero essere eseguite solo in contraddittorio con tutte le parti e rispettando tutte le norme che regolano una qualsivoglia perizia. Ma anche questa ipotesi, ad anni dalla definizione della sentenza, può avvenire solo in presenza di nuovi  elementi che non sono stati rilevati nella richiesta di autorizzazione.

«Accertamenti inutili»

Sull’istanza del team di consulenti di Buoninconti intervengono anche gli avvocati di parte civile Tabbia e Abate Zaro che hanno sempre assistito genitori e figli di Elena.

«Noi riteniamo inutili gli accertamenti richiesti   posto che i vestiti su cui dovrebbero compiersi le analisi li ha consegnati il Buoninconti ed un eventuale DNA che dovesse trovarsi sugli stessi non avrebbe nessuna rilevanza in quanto tali indumenti erano puliti e, comunque, non indossati dalla Ceste al momento dei fatti.

Analogo discorso vale anche per i tamponi sulle autovetture: se fosse rinvenuto DNA di Elena, per la difesa Buoninconti, sarebbe circostanza normale avendo anche lei utilizzato il veicolo, mentre se non vi fosse, ciò non precluderebbe comunque la possibilità che il suo corpo non sarebbe ivi stato trasportato, avvolto in una coperta od in un sacco.

In ogni caso, le indagini genetiche richieste, ulteriori rispetto ad una mera ricognizione, richiederebbero per legge la loro esecuzione in contraddittorio tra le parti nelle forme dell’accertamento tecnico irripetibili o in quelle dell’incidente probatorio».

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