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Caso Ceste: un’amica di Michele “perseguita” la figlia più grande

Esposto del nonno in Procura dopo la scoperta dei messaggi e delle richieste di incontro. La ragazza ha patito moltissimo con ansie, paura di uscire, abbassamento del rendimento scolastico

Non c’è pace per la ragazza ancora minorenne

Non c’è pace per la primogenita della famiglia Ceste Buoninconti che ancora non ha compiuto 18 anni.
Come se non bastasse il ciclone mediatico ed emotivo che si è abbattuto su lei e suoi suoi tre fratelli minori dopo la morte della madre e la condanna del padre a 30 anni per l’omicidio, fra novembre, dicembre e gennaio è stata “bombardata” di messaggi (ma anche di richieste di incontri) da parte di una donna che incontra regolarmente Michele in carcere.
Per capire la gravità dei fatti bisogna partire da una constatazione: nell’autunno del 2015 il Tribunale dei Minori di Torino aveva definitivamente affidato i quattro nipoti rimasti orfani di madre ai nonni materni e aveva revocato la patria potestà a Michele oltre ad ordinarne il divieto di colloquio e di incontro.
Una decisione contro la quale l’ex vigile del fuoco aveva fatto ricorso ma che era stata confermata dopo aver sentito i due figli più grandi sicuri nel non voler avere contatti con il padre.

Michele fa telefonare dal carcere a casa dei genitori di Elena

Una decisione mai digerita da Buoninconti che ad ottobre ha già tentato il “primo colpo”. Dopo aver chiesto ed ottenuto il trasferimento al carcere di Alba (città dove i due figli più grandi vanno a scuola e a pochi chilometri da Govone dove abitano con i nonni), all’agente di polizia penitenziaria che gli chiedeva chi avvertire del suo trasferimento, ha dato il numero di telefono di casa dei nonni, proprio a Govone. Per fortuna, a rispondere al telefono, quel giorno, è stato Franco, il padre di Elena, e non uno qualsiasi dei ragazzi, altrimenti si sarebbero sentiti dire che il padre era stato trasferito a qualche chilometro da loro.
I nonni, in accordo con gli assistenti sociali, avevano anche deciso di non far sapere ai ragazzi di questo trasferimento, per non turbare una faticosa serenità ritrovata.
Ma ci hanno pensato i cugini paterni, rimasti in contatto con la primogenita: loro hanno avvertito la ragazza dell’avvenuto spostamento del padre.
Sembrava solo un “incidente” di percorso ma poche settimane dopo la ragazza è cambiata.

Il disagio della ragazza: pianti, musi lunghi, abbassamento dei voti a scuola, paura di uscire

Appariva spesso scossa, cupa, silenziosa, con uno strano timore di andare a scuola, la richiesta di farsi accompagnare da amici e compagni di scuola all’autobus. Gli insegnanti hanno notato anche un improvviso calo di rendimento scolastico e un aumento di crisi di pianto in classe.
Alla fine ha raccontato cosa stava accadendo: da settimane riceveva continui messaggi da una donna che lei neppure conosceva ma sapeva essere legata al padre; le aveva chiesto più volte di incontrarla fino a quando lei ha accettato e l’altra le aveva consegnato anche un regalo.
Da quel momento la ragazzina ha cominciato ad avere paura di poterla di nuovo incrociare per Alba (dove la donna si reca spesso in visita a Michele) e ha continuato a ricevere messaggi della donna, sempre più insistenti.

“Io sono qui fuori, e tu?”

Fra quelli che ha ricevuto, uno era particolarmente inquietante “io sono qui, sei fuori?” facendo spaventare la ragazzina che si aspettava di incontrarla ad ogni uscita da casa o da scuola.
Alla vigilia della ricostruzione della vicenda di cronaca alla trasmissione Terzo Indizio, un altro messaggio molto sgradevole: «Ciao, non ho avuto più tue notizie, ma tu sai quello che trasmetteranno martedì al Terzo Indizio? Siete stati voi a raccontare com’era vostro padre ai giornalisti? Non ho parole…».
E via di questo passo, facendo crescere di giorno in giorno l’ansia in una ragazzina che ancora non ha 18 anni e che per non preoccupare i nonni non ne ha parlato con loro.

Chiesto informazioni  anche al parroco

Da un colloquio con il parroco del paese, i genitori di Elena, nel giorno della messa di anniversario, hanno appreso che quella donna si era recato più volte anche da lui, insistendo per avere l’indirizzo della casa in cui i ragazzi abitavano.

L’esposto in Procura e la donna interrogata dal pm

Messaggi, incontri, pressioni sono finiti in un esposto che gli avvocati Carlo Tabbia e Deborah Abate Zaro, legali fin dalla prima ore della famiglia Ceste, hanno presentato alla Procura di Asti. La pm che ha seguito il caso e ottenuto per Michele due gradi di condanna a 30 anni, avrebbe già convocato quella donna per interrogarla.Se non la smette di contattare la ragazzina, la famiglia Ceste ha chiesto per lei un provvedimento di divieto di avvicinamento alla ragazza.

Daniela Peira

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