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Cronaca

Caso Santoro, c’era chi sospettava
ma l’ex direttore Atc lo ha bloccato

In attesa dell'udienza di patteggiamento fissata al 20 novembre davanti al Gip Giannone, emergono nuovi particolari sulla vicenda che ha scosso l'Atc di Asti per il maxi ammanco registrato a

In attesa dell'udienza di patteggiamento fissata al 20 novembre davanti al Gip Giannone, emergono nuovi particolari sulla vicenda che ha scosso l'Atc di Asti per il maxi ammanco registrato a carico del suo ex direttore amministrativo Pierino Santoro. Si parla di un primo "conto" finale di 8 milioni e mezzo cui si è aggiunto un ulteriore milione e mezzo che porta l'ammanco alla cifra tonda tonda di 10 milioni di euro. Sottratti in meno di dieci anni, con una media annuale che sembra impossibile non aver notato in un ente piccolo come quello dell'Agenzia territoriale per la Casa di Asti. Dunque nessuno aveva mai sospettato nulla? Nessuno si era mai accorto di questa continua e copiosa emorragia di denaro drenato dalle casse dell'Atc ai conti personali di Santoro? Nessuno prima che i revisori dei conti notassero un'anomalia da appena 15 mila euro a marzo avevano fatto confronti fra le cifre e chiesto conto dei continui prelievi del direttore amministrativo?

Qualcuno c'era. E non si parla di vertici dell'Ente o degli amministratori politici che negli anni si sono susseguiti i quali, a loro detta, hanno sempre creduto ciecamente nei bilanci vidimati e firmati da Santoro e validati dal Collegio dei Revisori. I primi che hanno nutrito forti sospetti sull'operato di Santoro erano gli stessi impiegati alle sue strette dipendenze nell'ufficio Atc. Una ha dichiarato di aver più volte, e tempo addietro, chiesto al direttore quali fossero le spese che venivano pagate con una delle carte di credito appoggiate alla banca, ma lui aveva risposto in malo modo, dicendole che la sua mansione era quella di regolarizzare le uscite e non di occuparsi della gestione del denaro. Ad un'altra aveva addirittura urlato contro, ricordandole di essere una lavoratrice precaria con contratto a scadenza e dunque non nella posizione di obiettare contro le anomalie di carattere contabile.

A quella stupita per l'apertura del conto corrente sul quale gli inquilini potevano versare il dovuto tramite bollettino ma che sfuggiva alla procedura di certificazione Iso gestione, Santoro aveva risposto che non era il caso di aggravare di ulteriori incombenze il personale già oberato e non ha mai avviato le procedure, neppure durante una segnalazione in fase ispettiva. La stessa dipendente era perplessa di fronte al fatto che il direttore amministrativo avesse l'esclusiva gestione degli incassi e fosse l'unico ad avere la password per la movimentazione del denaro di tutto l'Atc. Risposta ironica e caustica, alla luce dei fatti, è quella data ad un'altra impiegata che gli chiedeva conto delle pezze giustificative per inquadrare esattamente gli importi ai fini fiscali: l'ex direttore l'avrebbe accusata di voler far pagare troppe tasse all'ente.

Sospetti sono sorti anche al di fuori degli uffici Atc, in particolare in una impiegata di banca presso la quale l'ente aveva domiciliato il servizio di tesoreria e dove Santoro mandava regolarmente i lavori socialmente utili ad incassare mandati di pagamento di migliaia di euro. Alle rimostranze della bancaria sull'uso smodato della carta di credito, lui rispose di farsi i fatti suoi e, poco dopo, arrivarono lamentele sul servizio di quell'istituto e a ruota seguì il trasferimento della tesoreria in altra banca. Un altro particolare inquietante emerge riguardo sempre al famigerato conto corrente postale che avrebbe fruttato circa 1 milione e 700 mila euro. La sua apertura sarebbe avvenuta su richiesta di Santoro ma a totale insaputa del cda. Nella domanda alla direzione delle Poste era sì allegata una delibera del consiglio di amministrazione che conteneva, in un punto, l'accensione del conto, ma si trattava di un falso: nel verbale originale, quel punto con quella richiesta non compare, quindi è stato inserito dal direttore. I soldi passavano direttamente dal conto alle ricariche Poste Pay nella disponibilità dell'indagato.

Conto corrente postale, mandati di pagamento sui conti correnti bancari, carte di credito e infine i contanti versati alla cassa dell'Atc: questi i diversi canali che hanno portato fiumi di denaro nelle tasche e nei conti correnti privati di Santoro il quale, nei giorni in cui la Guardia di Finanza ha disposto i sequestri dei suoi beni, ha passato ore al telefono per cercare di sottrarre tutto il possibile alla ricerca e al blocco degli investigatori. Sempre lui, in una telefonata, racconta di essersi disfatto di una carta di credito e di 500 mila euro in contanti gettandoli nel Tanaro. Di qui la provocatoria iniziativa di domenica prossima di un gruppo di cittadini che organizza una "caccia al tesoro" sulle sponde fiume alla ricerca della preziosa busta.

Daniela Peira

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