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Cronaca
Tribunale

Castagnole Lanze, nipote della ex maestra assolto: non maltrattò la zia

Il tribunale riconosce un solo episodio che però non è più possibile processare perchè non è stata presentata querela

Assolto. Luigi Tolin ieri è tornato a casa sua  a Castagnole Lanze senza più il peso di quell’accusa che lo vedeva come nipote maltrattante della zia che viveva nella loro stessa casa e che, nel febbraio del 2020, era stata ricoverata in casa di riposo dopo un esposto delle altre nipoti .

Proprio loro, infatti, cugine dell’imputato, erano le state le principali accusatrici, anche in aula, di quell’uomo che viveva accanto all’anziana zia, molto conosciuta per essere stata la “storica” maestra del paese. Avevano raccontato di più visite a casa dell’anziana in cui avevano trovato in condizioni igieniche molto precarie sia lei, sia il piccolo alloggio che le era stato assegnato dal fratello, padre dell’imputato.

Casa non pulita, fredda d’inverno, con pareti annerite ed ammuffite, disordine e lei perennemente sdraiata su una poltrona che non abbandonava ormai più nemmeno per andare a dormire e con evidenti limitazioni alla sua cura personale.

L’episodio che aveva fatto scattare l’esposto era stato una telefonata che le nipoti avevano fatto alla zia nella quale l’anziana lamentava il dolore ad una gamba (che presentava un’escoriazione) riconducendolo ad un calcio  sferrato dal nipote che si era arrabbiato con lei, pare per ragioni di gestione del conto in banca.

Perchè anche il patrimonio dell’anziana è stato passato al setaccio e nel capo di accusa vi è anche l’appropriazione indebita della sua pensione, piuttosto importante, e di un fondo pensione acceso su un secondo conto bancario.

Nell’udienza di ieri mattina sono sfilati gli ultimi testi d’accusa e poi ha parlato l’imputato, sottoponendosi all’esame e rispondendo alle domande del pm Fracchia, del suo difensore l’avvocato Raffaella Lavagetto e del collegio di giudici (presidente Giannone con le colleghe Rosso e Colombaro).

«Io volevo molto bene a mia zia Rosalba – ha detto l’imputato – perchè mi ha cresciuto come un figlio. Avevo un buon rapporto con lei e fui io ad insistere, alla morte di mio padre, per lasciarla vivere nell’appartamento che aveva in usufrutto e per non mandarla in casa di riposo neppure quando le sue condizioni sono peggiorate. Perchè lei mi ripeteva continuamente che voleva morire a casa sua».

E ha risposto punto su punto alle accuse più gravi. «Vero che c’è stata un’occasione in cui le ho sottratto le chiavi di casa, ma perchè lei si ostinava a voler uscire da sola ma aveva già le gambe molto malferme e per raggiungere il cortile doveva scendere da una scala ripidissima. L’ho fatto per prevenire una caduta molto probabile. E’ vero che quella casa era un po’ fredda e aveva le pareti umide ma era una situazione che perdurava da tempo, erano stati fatti anche lavori ma non erano serviti»

Sulle condizioni della casa è stato chiaro: «Fino a che lei ha potuto tenere la casa a posto e io potevo aiutarla, siamo andati avanti così, poi quando è peggiorata ho cercato una signora che l’aiutasse per qualche ora al mattino e alla sera».

Anche sui prelievi con il bancomat, ascritti negli ultimi mesi prima dell’esposto solo a lui, ha dato una risposta: «E’ vero, fino a che ha potuto andava direttamente lei a prendersi i soldi e  a fare la spesa, poi mi ha dato il bancomat con il pin e mandava me. Io andavo, ritiravo, pagavo i conti (spesa, bandante, utenze) e restituivo ogni volta il bancomat e soldi residui a lei che li teneva nel cassettino di un tavolino che aveva lì. Ma non ero il solo ad aver usato quel bancomat o ad aver accompagnato la zia in banca».

Nega di averle sferrato il calcio che ha poi originato l’esposto e nega di averle mai fatto del male. «Era molto esile, spesso scivolava dalla poltrona e io la tiravo su, so come fare, sono un Oss di professione. Ma può essere che quelle manovre possano averle provocato qualche livido perchè era molto gracile. Ed è vero che le parlavo a voce molto alta, ma non erano urla contro di lei, era solo per farla sentire visto che era sorda».

Il pm ha chiesto per lui una condanna a 5 anni, sostenendo che tutte le testimonianze dell’accusa fossero univoche nella direzione di un trattamento non solo brusco e poco affettuoso, ma anche tratteggiato da violenza fisica e psicologica del nipote verso la zia. Ha chiesto anche la trasmissione degli atti alla Procura in riferimento a quanto detto dalla badante (assunta in nero) per falsa testimonianza.

L’avvocato Lavagetto ha invece fatto una ricostruzione di tutt’altro taglio, parlando di questo nipote che fa il possibile per tenere a casa la zia anche contro il parere della madre e che le affianca una badante quando lei non può più stare da sola sapendo che non vuole andare in casa di riposo. Un nipote che si occupa di lei, come può visto che ha due lavori, mentre le altre nipoti fanno solo qualche visita di cortesia ma non aiutano mai concretamente la zia nel risolvere i problemi di igiene personale e della casa. E che i soldi prelevati mensilmente andavano per metà alla badante e per l’altra metà alle spese di casa.

I giudici hanno ritenuto che non esistesse nè l’appropriazione indebita della pensione della donna, nè il reato di maltrattamento che prevede una serie di episodi reiterati nel tempo. Pur riconoscendo, però, la responsabilità del calcio, anche dopo aver ascoltato la registrazione della telefonata fatta da una delle nipoti in cui a parlare è direttamente l’anziana. Ma su quello non è arrivata alcuna condanna perchè è un reato perseguibile a querela e sono scaduti i termini per presentarla.

Nel frattempo, l’ex maestra è deceduta, in casa di riposo, l’anno scorso.

«Il più grande rammarico del mio assistito – ha commentato l’avvocato Lavagetto – è che, a causa del processo pendente, non ha più potuto far visita a quella che per lui era una seconda madre, neppure nell’imminenza della sua morte».

Fra 90 giorni il collegio di giudici pubblicherà le motivazioni che hanno portato all’assoluzione dell’uomo.

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