Castello d’Annone: si difendea oltranza l’acquedotto comunale
Cronaca

Castello d’Annone: si difende
a oltranza l’acquedotto comunale

Il Comitato astigiano a favore delle acque potabili a fianco del Comune per difendere l'ultimo acquedotto cittadino. Sulle sponde del Tanaro da sempre opera un acquedotto comunale che assicura

Il Comitato astigiano a favore delle acque potabili a fianco del Comune per difendere l'ultimo acquedotto cittadino. Sulle sponde del Tanaro da sempre opera un acquedotto comunale che assicura buona qualità dell'acqua, tecnologie impiantistiche all'altezza, bilancio in regola e tariffe accessibili nelle bollette dei cittadini-utenti. Un esempio virtuoso che una nuova norma nazionale contenuta nello "Sblocca Italia" vorrebbe fuorilegge imponendone il passaggio di gestione, non essendo prevista quella da parte del Comune. Lo hanno ribadito all'amministrazione guidata dal sindaco Valter Valfrè anche i vertici dell'Ato 5 Astigiano-Monferrato nelle scorse settimane, attraverso una missiva che richiama la nuova norma nazionale e invita il Comune a dare attuazione, entro sei mesi, alla disposizione contenuta nell'articolo 153 della legge: affidare la gestione dell'acquedotto comunale ad un gestore operante nell'Astigiano.

L'amministrazione non è dello stesso avviso e guarda avanti, a differenti soluzioni da quelle imposte. «Stiamo studiando un progetto per far sì che il Comune acquisisca un acquedotto rurale e lo interconnetta con la rete del suo sistema idrico consolidato – precisa il primo cittadino – e, parallelamente, un altro progetto sta sviluppando l'idea di creare una interconnessione anche con il limitrofo Acquedotto del Monferrato. In questo modo in caso di criticità all'interno dell'attuale rete, i due nuovi allacciamenti garantirebbero la certezza di essere sempre certi dell'erogazione costante di acqua potabile». Alessandro Mortarino del Comitato sposta poi i riflettori sulla situazione che interessa l'Ato 5 «di cui un riordino dei servizi regionali prevede l'accorpamento con l'omologo ente del sistema idrico integrato alessandrino e, al momento, non si sa se ciò significherà la soppressione (assai probabile). La nuova norma nazionale, che contraddice quanto sancito da 28 milioni di italiani attraverso il referendum del 2011 – si legge nella nota del Comitato a favore delle acque pubbliche – stabilisce la necessità di individuare in ogni ambito idrico un gestore unico, che nella nostra provincia al momento non esiste».

Infatti nell'Astigiano operano quattro gestori: Acquedotto della Piana e Acquedotto Valtiglione (interamente pubblici in forma di Società per azioni), Consorzio dei Comuni per l'Acquedotto del Monferrato ed Asp (partecipata al 45 % da privati e al 55 % dal Comune di Asti). I quattro gestori hanno dato vita, nel 2007, al Consorzio Siam, che li vede azionisti al 25%. Ma questo Consorzio non è ancora il designato gestore unico: Ato 5 due anni fa aveva studiato un percorso finalizzato a questa identificazione e al suo subentro ai gestori nella gestione operativa del servizio, attraverso un'apposita convenzione non ancora perfezionata.

Dal Comitato l'invito ad allargare il Consorzio Siam ad un quinto attore ovvero il Comune di Castello di Annone e conclude «la questione è complessa resa ancor più ingarbugliata dalla differenza delle compagini societarie dei gestori e dalla commistione pubblico-privato che ne deriva. La rete delle 67 organizzazioni che danno vita al Comitato sta attentamente sorvegliando la situazione».

Maurizio Sala

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