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Cronaca

Com'è morta Elena Ceste? Le risposte
che possono arrivare dall'autopsia

Il ritrovamento dei resti che il Dna conferma siano di Elena Ceste, ha risposto ad una sola delle tante domande suscitate dalla sua incredibile scomparsa, ovvero dove fosse finita. Ma, per una

Il ritrovamento dei resti che il Dna conferma siano di Elena Ceste, ha risposto ad una sola delle tante domande suscitate dalla sua incredibile scomparsa, ovvero dove fosse finita. Ma, per una risposta certa, ne rimangono molte altre in sospeso. Nei prossimi giorni un ruolo importantissimo lo avranno i medici legali impegnati nell'autopsia di quanto rinvenuto nel rio Mersa; quello che sarà incaricato dal gip e quelli o quello eventualmente nominato dalla famiglia come consulente.

Ma cosa potrà "dire" ciò che resta del corpo di Elena per ricostruire le sue ultime ore di vita?
Lo abbiamo chiesto al professor Enrico Manfredi, astigiano di origine, professore di medicina legale e consulente trasferitosi in Belgio.
«Premettendo che non ho seguito direttamente il caso e non ho visionato i resti ritrovati a Motta, si può fare un discorso generale su come lavorano i medici legali in queste circostanze. La cosa più importante e anche più difficile è quella di stabilire, per quanto possibile, luogo e tempo di "giacitura", ovvero se la donna è morta lì o altrove e da quanto tempo si trovasse in quella posizione prima di essere scoperta.»

Dalle indiscrezioni trapelate il corpo sarebbe in avanzato stato di decomposizione, quasi esclusivamente scheletrico, con scarsa presenza di parti molli sopravvissute all'azione del tempo e dell'acqua. Uno stato tale coinciderebbe con una scomparsa di nove mesi prima?
Difficile rispondere senza esami approfonditi. Un corpo senza vita immerso nell'acqua viene sottoposto ad un'azione di saponificazione. I sali in sospensione nell'acqua si combinano con gli acidi grassi del corpo e questo dà vita ad un processo che ha stadi ben precisi: dapprima il corpo aumenta il suo volume a causa dell'azione putrefattiva dei gas intestinali e nel giro di un giorno o al massimo due, a seconda della temperatura esterna, viene a galla. Poi il processo di decomposizione procede e mano a mano che intacca i tessuti molli, il corpo diventa "negativo" e finisce per riaffondare.
Quindi nel pieno dei giorni delle ricerche seguiti alla denuncia di scomparsa il corpo doveva già essere riemerso?
Per questo motivo è importante stabilire quando quel corpo è finito in acqua e per quanto ci è rimasto. E, purtroppo, non è detto che si arrivi a risposte certe anche dopo un accuratissimo esame autoptico.

L'altra domanda che tutti oggi si fanno è sulla causa della morte della donna: naturale o violenta? Secondo lei un'autopsia su ossa e poche parti molli può dare una risposta?
Dipende. Alcune cause di morte, tipo l'annegamento, sono praticamente impossibili da provare in assenza di polmoni da esaminare. Lo strangolamento, in alcuni casi, provoca la frattura dell'osso ioide che però è così piccolo da disperdersi nella maggior parte delle volte. Le ossa possono dare altri tipi di risposte, soprattutto per quanto riguarda una morte violenta che, attenzione, non necessariamente può essere provocata da mano altrui, ma da un incidente accaduto alla vittima. Evidenti segni di traumi, sia sul cranio che sulle ossa darebbero una chiara indicazione su cosa indagare ma spesso è difficile collocarli nel tempo e capire con certezza se si tratta di lesioni inflitte quando la vittima era ancora in vita (e dunque stabilire se possono essere state la causa di morte) oppure dopo il decesso ad opera di spostamenti del corpo o di attacco da parte di animali selvatici o conseguenti all'esposizione agli eventi atmosferici.

Si potrebbe risalire ad un avvelenamento?
Prelevando campioni dai tessuti molli sopravvissuti è possibile fare un esame tossicologico ad ampio spettro alla ricerca di svariate sostanze. Tenendo presente che eventuale materiale "eterologo", cioè estraneo all'organismo, subisce importanti modifiche durante un lasso di tempo così lungo.
Ultima ipotesi di morte, quella dell'assideramento, può essere presa in considerazione?
Certamente, soprattutto se si pensa che Elena è scomparsa a gennaio. Vestita o nuda, è una causa di morte plausibile anche se il tempo in cui può essere intervenuta dipende sia dalla temperatura esterna che dalle condizioni di salute della donna.

Vestita o nuda, appunto. Sembra che intorno al corpo non ci fosse alcun residuo di stoffa. E' possibile che eventuali indumenti si possano essere dissolti nell'acqua?
In linea teorica è possibile. I vestiti, una volta degradatisi nell'acqua, possono essere stati portati via dalla corrente durante un violento temporale. E non ne sono mancati quest'estate.
Un altro particolare che ha impressionato molto è quello nato da un'indiscrezione secondo la quale lo scheletro non era completo e mancavano alcune ossa degli arti inferiori e le estremità.
E' una circostanza piuttosto normale, perchè le estremità sono le parti più piccole, più esposte e più vulnerabili.

Daniela Peira

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