Confessa l'assassino della tabaccaia:«Ero disperato, mi servivano soldi»
Cronaca

Confessa l'assassino della tabaccaia:
«Ero disperato, mi servivano soldi»

L'omicida di Maria Luisa Fassi ha un nome e un volto: nel pomeriggio di oggi Pasqualino Folletto, 46 anni, residente nella zona industriale di Asti ha confessato di essere l'autore

L'omicida di Maria Luisa Fassi ha un nome e un volto: nel pomeriggio di oggi Pasqualino Folletto, 46 anni, residente nella zona industriale di Asti ha confessato di essere l'autore dell'efferato delitto che tre settimane fa è costato la vita alla tabaccaia di corso Volta. I primi dettagli sono stati illustrati nel corso di un incontro con i giornalisti del sostituto procuratore Luciano Tarditi con il comandante provinciale dei carabinieri di Asti tenente colonnello Fabio Federici, il tenente Giampaolo Canu del Nucleo Operativo, il comandante dei Ros Minnella e il capitano Alberto degli Effetti comandante della Compagnia di Asti.

Folletto, con una vita normale ed irreprensibile, un lavoro da magazziniere e custode in una fabbrica della zona industriale dove vive e lavora con la moglie, due gemelle di 7 anni e una figlia di 11, è crollato e ha confessato il delitto. Le motivazioni vanno ricercate in una situazione economica molto pesante. «Difficoltà di non abbienza tali da averlo spinto ad un gesto che, a distanza di tre settimane dal fatto, nemmeno lui riesce a spiegarsi» hanno sottolineato gli inquirenti. Debiti che potrebbero essere stati aggravati dal gioco anche se con i carabinieri lui avrebbe ammesso solo la passione per i Gratta & vinci.

A lui sono arrivati attraverso una indagine dal doppio binario: da una parte la raccolta di centinaia di testimonianze e di rilievi fatti secondo le tradizionali tecniche investigative e dall'altra il supporto scientifico che ha lavorato di pari passo. Determinanti sono stati i "frammenti" di immagini ripresi dalle telecamere sistemate nei pressi della tabaccheria.
Dall'analisi di esse, gli inquirenti hanno notato che alle 7,15 di quel maledetto sabato, una Renault Megane di colore grigio era parcheggiata proprio davanti alla tabaccheria di corso Volta, con il muso rivolto verso la piccola rotonda all'incrocio con via Monterainero. Gli accertamenti su quell'auto hanno fatto risalire al nome di Folletto e al fatto che quel mezzo non dovesse circolare, in quanto sottoposto a fermo amministrativo per il mancato pagamento dei bolli di proprietà.

La stessa auto, ad un certo punto, dopo le 7,30 è stata spostata e riparcheggiata sempre davanti alla tabaccheria ma questa volta con il muso rivolto verso corso Casale, dunque con il lato guida vicino al marciapiede: due metri dalla porta del negozio al sedile dell'auto. Gli inquirenti però, parlano di poco più di "un'ombra di quell'auto" parcheggiata in modo anomalo, contromano rispetto al senso di marcia e posteggio. Quando venerdì Folletto è stato chiamato in caserma, è stato convocato in veste di testimone, perchè avrebbe potuto essere un cliente di quella mattina che aveva visto qualcosa di interessante. Ma lui avrebbe subito negato di essere stato lì quel sabato. Una breve resistenza e poi, quando gli hanno sottoposto il fermo immagine delle telecamere che inquadravano la sua auto è crollato, si è messo le mani nei capelli e, disperandosi, ha ammesso il delitto.

Ha raccontato di essere partito da casa con l'intenzione di fare la rapina, tant'è che si è munito di coltello che manca dalla cucina della sua famiglia. Ha effettuato il primo parcheggio, ha controllato le telecamere e i movimenti, ha spostato l'auto ed è entrato, a viso scoperto, per fare la rapina. Maria Luisa però si è accorta delle sue intenzioni, ha urlato e cercato di allontanarlo e da lì è scattata la furia di Folletto con una pioggia di fendenti, 45, sulla povera donna. «Non lo so cosa mi sia preso, non ci ho più visto» avrebbe riferito in lacrime agli inquirenti. Poi ha preso gli 800 euro che si trovavano in cassa per i resti della giornata ed è fuggito dalla porta infilandosi subito sull'auto comodamente parcheggiata vicino al marciapiede ed è tornato a casa. I vestiti insanguinati e gli scarponi usati per la rapina li avrebbe bruciati mentre il coltello sarebbe stato gettato nelle campagne al fondo di corso Casale, dove i carabinieri lo stavano ancora cercando nella serata di sabato.

Caso risolto, pochissimi ancora i dettagli e i riscontri che mancano alla ricostruzione fatta dall'uomo che, dopo la confessione, è stato affiancato dagli avvocati Merlino e Romagnoli di Asti, prima d'ufficio e poi nominati di fiducia. Nella giornata di sabato il sostituto procuratore Tarditi trasmetterà tutti gli atti al gip per l'interrogatorio di convalida che dovrebbe tenersi nella giornata di lunedì. La Megane è stata sequestrata e si attende che la difesa nomini un eventuale consulente di parte per eseguire le analisi alla ricerca di tracce di sangue, per quanto sia stata ritrovata perfettamente pulita e mancante dei tappetini anteriori. Sempre sul fronte delle tracce, il numero di scarpe dell'uomo, piccolo di statura, combacerebbe con quelle isolate dai Ris di Parma sulla scena del delitto.

La scelta della tabaccheria non è chiara, ma è stata poco più che casuale; lui qualche volta lì c'era già stato per quanto non fosse però un cliente abituale. Subito dopo la confessione, la prima telefonata che il comandante Federici ha fatto è stata al padre di Maria Luisa, Piero Fassi e al marito, Valter Vignale per informarli dello sviluppo delle indagini. «Con questo vorrei che finalmente fosse chiaro che quella di Maria Luisa Fassi è una famiglia irreprensibile e smentire ogni altra ombra sulla vittima».

Daniela Peira

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